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Il plebiscito su Berlusconi 

(aprile 2001)

E' stato osservato che la prossima consultazione elettorale è destinata a diventare un plebiscito su Berlusconi: a favore o contro. Una grande parte dell'Italia ritiene che debba essere il nuovo Primo Ministro, un'altra grande parte dell'Italia non la pensa allo stesso modo e ritiene anzi che sia un avventuriero o un pericolosissimo criminale. Per i temi di cui ci occupiamo, non potevamo sorvolare sull'argomento, anche se è estremamente difficile affrontare i problemi più rilevanti e mantenere una posizione di taglio imparziale, scientifico, asettico, accademico. Inoltre, tutto sommato, si può continuare a vivere anche senza arrivare ad una conclusione definitiva in proposito: decideranno gli elettori, decideranno i magistrati, decideranno i parlamentari, deciderà la storia. Si può e si deve essere cauti su alcune questioni spinose. Harold Bloom sostiene che Shakespeare è il più grande mai esistito, ma osserva anche che è difficile capire quali siano state le sue vere idee politiche e religiose. Su certi argomenti, una certa circospezione, un certo agnosticismo, possono risultare addirittura geniali.

Tuttavia, se non una verità definitiva, almeno alcuni aspetti delle polemiche intorno a Berlusconi, possono essere illuminati. In particolare, affrontiamo i seguenti temi, che sono tra loro collegati:

1) l'aspetto misteriologico 

2) le origini della fortuna di Berlusconi

3) il consenso elettorale e popolare a Berlusconi

4) le motivazioni di Berlusconi

5) l'alternativa a Berlusconi

6) il contesto criminale milanese e italiano

7) l'italianità di Berlusconi

Per quanto riguarda il primo punto, occorre osservare che quella cautela metodologica che è raccomandabile in generale, deve essere a maggior ragione raccomandata sull'argomento in questione. La ricerca più attenta e argomentata contro Berlusconi è il volume di Gomez e Sisti, che si chiude confessando esplicitamente e candidamente che su certi problemi <<si può solo tentare di far cadere qualche velo>> (p. 321). Oggi, dopo anni di complesse indagini, l'ipotesi più inquietante su Berlusconi e dell'Utri non è più per così dire quella Vigna-Tinebra, ma per così dire quella Cancemi-Tescaroli. Un enorme punto interrogativo. Un altro mistero italiano. Indecifrabile. Non soltanto in Italia in verità esistono questi misteri, perché gli stessi Gomez e Sisti raccontano benissimo che ne esistono anche all'estero, nelle migliori famiglie, perfino a Scotland Yard (p.147). Ma figurati cosa può succedere tra Milano e Palermo. Mentre per quanto riguarda le accuse più infamanti difficilmente si arriverà a qualche conclusione giudiziariamente significativa, per quanto riguarda altre accuse c'è anche a livello giudiziario  una maggiore chiarezza. 

Per quanto riguarda il secondo punto, troppo sbrigativamente i critici di Berlusconi, da Claudio Rinaldi a Curzio Maltese, hanno sminuito o ridicolizzato i suoi successi economici e imprenditoriali, mettendo in risalto ad esempio che questi successi sono stati ottenuti grazie a favori e ad amicizie politiche. E' un'impostazione del tutto parziale. Sergio Romano ha giustamente scritto di non conoscere imprenditore italiano, dagli inizi della nostra tardiva rivoluzione industriale, che non abbia avuto, nelle fasi più decisive della carriera, l' appoggio di un partito o di un governo. E' in un certo senso assurda la domanda che addirittura Gianni Agnelli avrebbe posto tanti anni fa a Mario Pirani, che aveva fatto a Berlusconi una delle prime interviste: "Lei che lo ha intervistato, ha capito da dove prende tutti questi soldi Berlusconi?". Quella domanda e tutte le domande di questo tipo, in generale, nascondono una ingenuità quasi sospetta: l'Italia degli anni settanta e ottanta è stata ed è ancora oggi per molti versi un paese in cui si può diventare miliardari senza ricorrere all'aiuto della mafia, come dimostrano i tantissimi casi a tutti noti di grandi fortune costruite dal nulla. Nell'affollata storia della grande mangiatoia del debito pubblico e del partito unico della spesa pubblica, l'avventura di Berlusconi non è atipica e straordinaria: è un'avventura tipicamente italiana e in un certo senso rappresentativa dell'italianità di successo. Insieme alla componente legata alle alleanze politiche c'è anche la componente esemplificativa di una imprenditorialità allo stato puro che a suo modo Berlusconi rappresenta e interpreta. E' un tema classico della letteratura democratica sulle origini delle grandi fortune moderne (i famosi Robber Barons americani, ad esempio); questa ricerca sulle origini è significativa dal punto di vista storiografico, ma sul piano del giudizio complessivo la capacità gestionale è non meno importante dell'origine.

Immediatamente connesso al secondo punto è il terzo, relativo alle motivazioni del successo elettorale di Berlusconi. Una parte del suo successo popolare è motivato da una fiducia acritica; un'altra parte è motivata da una fiducia che non esclude condotte illecite e criminose, ma al contrario le riconosce, le giustifica, le difende. Ovviamente, non stiamo parlando dell'opinione dei criminali, ma dell'opinione di cittadini comuni, italiani e milanesi. A Milano la mafia e simili hanno convogliato da sempre un fiume di miliardi, ma nel caso Berlusconi, anche se fosse vero che ha utilizzato soldi della mafia, secondo molti avrebbe dimostrato di saperli utilizzare al meglio, investendoli in iniziative che obiettivamente sono rilevanti. La storia di Milano 2, dei successi del Milan, della invenzione della Fininvest, della creazione di Forza Italia, può essere giudicata in modi contrastanti, ma anche nel senso di un ammirato apprezzamento dal punto di vista imprenditoriale. Il forte consenso a Berlusconi è fondato su fatti e, in maniera del tutto coerente con la propria esperienza, per una parte importante della popolazione e dell'opinione pubblica, il fine giustifica i mezzi. A questa parte importante della popolazione e dell'opinione pubblica, tanto più il fine appare rispettabile al confronto con lo schifo generale di un paese amministrato in maniera ingiusta, irrazionale, sballata, corrotta. Da questo punto di vista, se il più pulito ha la rogna, allora un giudizio puramente moralistico su Berlusconi sarebbe innanzitutto clamorosamente immorale, perché opererebbe nei suoi confronti una moralità selettiva, cioè proprio il contrario della morale. Dunque, anche da una prospettiva squisitamente etica, meglio Berlusconi dei suoi nemici. Capisco bene che questa impostazione può risultare viziata e delirante, perché certo non è completamente vero che il più pulito ha la rogna. Capisco che possa non piacere, ma è un punto di vista molto diffuso e spesso inconfessato. In una delle sue insigni tirate, Indro Montanelli ha scritto che voterà contro Berlusconi perché <<meglio il bordello che il manganello>>, dove la destra sarebbe una destra in odore di manganello e la sinistra rappresenterebbe il vecchio italico bordello di dantesca memoria; ma clamorosamente non coglie un punto che è stato confermato da tutta l'esperienza storica. <<Meglio l'ingiustizia che il disordine>> è una celebre affermazione di Goethe; gli italiani hanno già dimostrato in passato di preferire il manganello al bordello; con l'ovvia precisazione che c'è manganello e manganello, c'è bordello e bordello.

Più sottile ma non poco importante è il quarto punto, relativo alle motivazioni di Berlusconi, che deduco dalle dichiarazioni dei suoi critici più accaniti. C'è un celebre scambio di battute, raccontate da Montanelli; nel momento in cui Berlusconi dichiara la sua scelta di <<entrare in campo>>, Montanelli gli dice: <<Se entri in politica, ti faranno a pezzi>> e Berlusconi gli risponde: <<Se non entro in politica, mi faranno a pezzi>>. Il dilemma non era da poco e fino ad ora sembra proprio che allora avesse ragione Berlusconi. Il bivio in quel periodo era drammatico e per comprendere tutta una serie di scelte che da quegli anni diventeranno irreversibili c'è da ricordare quel clima, a cominciare dai suicidi di Cagliari e Gardini. In una intervista diventata celebre, è stato raccontato quale era lo stato d'animo di Berlusconi all'epoca di Mani Pulite: <<...Confalonieri e Letta  mi dicono che è una pazzia entrare in politica e che mi distruggeranno. Che mi faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte. E diranno che sono un mafioso. Che cosa devo fare?... A volte mi capita perfino di mettermi a piangere quando sono sotto la doccia...>>. Sui limiti e sui contenuti della legittima difesa c'è tutta una letteratura eccellente che è inutile ricordare in questa sede, ma che è centrale nelle motivazioni di Berlusconi, Dell'Utri, eccetera.

Per quanto riguarda il quinto punto, relativo ad una riflessione obiettiva su quella che è l'alternativa a Berlusconi, mi baserò esclusivamente sulle affermazioni dell'imponente letteratura antiberlusconiana, da Marco Travaglio a Peter Gomez. In questa letteratura, a parere di molti, innanzitutto le forze di sinistra sono sul banco degli accusati, per non aver condotto da tempo quella battaglia in grande stile che sarebbe stata doverosa.  Questa battaglia non è stata condotta, anzi si sostiene che Berlusconi sia stato graziato o addirittura agevolato dalle forze di sinistra. Il senatore Di Pietro ha insistito sul punto tante volte; Flores ha raccontato anche i particolari privati della maniera di pensare di D'Alema. Così scrive Travaglio, che fa sentire l'odore della sinistra ancora più intenso e inequivoco dell'odore dei soldi berlusconiani: <<Non possiamo certo dimenticare che il Cavaliere è stato dichiarato eleggibile dalla Giunta per elezioni della Camera, a maggioranza di centrosinistra, sebbene una legge del 1957 preveda la ineleggibilità dei concessionari di pubblici servizi. Che per quasi due anni è stato promosso a Padre Costituente, pur essendo il politico più inquisito d'Europa. Che è stato accreditato presso le banche quando le sue aziende avevano più di 5000 miliardi di debiti. Che in nome di una politica 'garantista' è stata approvata una legislazione sulla giustizia voluta dal Polo. Che sono state affossate tutte le proposte di legge anticorruzione. Che gli uomini più influenti del partito-azienda (Previti e dell'Utri), di fronte alle richieste di arresto dei magistrati, sono stati graziati con i voti determinanti di settori del centrosinistra. Che Rete 4 doveva andare sul satellite e invece continua a trasmettere via etere.....>. Assai interessanti anche le dichiarazioni di Elio Veltri: <<Molti documenti per il libro L'odore dei soldi li ho avuti attraverso la Commissione antimafia. Se il presidente dell'antimafia Giuseppe Lumia avesse saputo che quei documenti mi servivano per un libro non li avrei mai avuti. Non a caso ha rifiutato di partecipare alla presentazione a Roma. So che quando si venne a sapere della relazione di Giuffrida e dei suoi contenuti, nel centrosinistra arrivò l'ordine perentorio di non occuparsi di queste cose. Durante la Bicamerale c'è stata una solidarietà di fondo con il Cavaliere. Io ero relatore per la commissione Corruzione sui conflitti d'interessi. Appena feci la mia proposta basata sulla tesi dell'ineleggibilità, il presidente Violante, dopo un'intervista di Berlusconi, tolse il tema all'anticorruzione per darlo alla Affari costituzionali della Iervolino. Relatore diventò Frattini di Forza Italia e la Iervolino fu poi ministro dell'Interno...>>. Potrei continuare a lungo, includendo anche le osservazioni di Sylos Labini (che sollecita il 'dovere morale' di votare contro Berlusconi, pur consapevole di un'alleanza di fatto esistita per anni tra destra e sinistra), ma ci siamo capiti. Berlusconi sarà quel che sarà: lo decideranno i giudici, l'elettorato, la Storia. Ma su quella che è l'alternativa a Berlusconi non c'è molto da immaginare e da capire. 

Per quanto riguarda il punto sei e in particolare il contesto criminale italiano e milanese, nei volumi fortemente critici di Berlusconi ci sono accenni importanti, che vanno forse considerati non isolatamente perché fanno sistema. Mi riferisco a quegli accenni che lasciano intravedere il quadro di un'epoca e di una città. Gomez e Sisti, alle pp. 32-33, raccontano dei molti piani di rapimento progettati negli anni Settanta ai danni di Silvio Berlusconi e della sua famiglia. <<Nei primi anni settanta, in conclusione, Berlusconi era davvero nel mirino di Cosa Nostra. E nella grande villa di Arcore si viveva a tu per tu con la paura>>. Attentati, intimidazioni, eccetera continuarono anche successivamente. Il 1979 fu a  Milano un anno record: 292 omicidi nel distretto giudiziario e 32 sequestri di persona, quattro dei quali conclusi senza il ritorno dell'ostaggio. E' anche l'anno dell'assassinio di Giorgio Ambrosoli. Sono anche gli anni in cui trionfa una gestione consociativa della società italiana, da Palermo a Milano, passando per Roma, dove, come nota Nando Dalla Chiesa, con Andreotti dialoga soprattutto Berlinguer, cioè il dirigente che ha parlato per primo e incisivamente di QUESTIONE MORALE. Nonostante le indubbie buone intenzioni di Berlinguer, il consociativismo favoriva <<un regime di corruzione>>, caratterizzato da varie conseguenze, spesso disastrose come il coinvolgimento non soltanto dell'opposizione ma anche dei cittadini comuni e spesso di quelli più rispettabili. Se Berlusconi non è stato un santo, certo non ha abitato in Paradiso.

  Con le osservazioni precedenti siamo arrivati al punto settimo e conclusivo. Nel bene e nel male, nella indubbia creatività e nella peculiare concezione della legalità, Berlusconi è uno straordinario rappresentante dell'Italia e del carattere italiano come è stato definito nel tempo e come è adesso sinceramente sentito dalla grande maggioranza degli italiani.  Milioni di persone lo voteranno perché per un motivo o per l'altro si riconoscono in lui, nella sua vita, nelle sue opere e così facendo compiranno una scelta coerente di civiltà e di vita. Altri milioni di persone voteranno per un'alternativa che in realtà alternativa non è. Una vicenda italiana che rappresenta l'Italia circa al novanta per cento.

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