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Il nostro medioevo giudiziario

Guido Calvi

Il Parlamento e il Senato hanno lavorato molto sulle indagini difensive. La Camera ha elaborato un testo, approvato dall'aula. La commissione giustizia del Senato ha lavorato a lungo su questo testo, e io credo migliorandolo. Credo che la decisione assunta dalla commissione giustizia pressoché all'unanimità, possa giungere rapidamente in aula e quindi essere legge questa aspirazione contenuta in un lungo processo di riforma del nostro sistema. E' stato citato Perry Mason. Mi sia permesso di dire che in quel caso siamo di fronte ad una fiction televisiva.
Quello non è il processo americano e noi non vogliamo nel modo più assoluto ripetere esperienze di altri paesi che sono culturalmente lontani rispetto alla nostra storia, alla nostra cultura e alla nostra civiltà. Coloro che ogni tanto prendono alcuni spunti dal sistema americano spesso dimenticano che noi stiamo lavorando per un sistema che credo possa essere alla fine un meccanismo più garantito per il cittadino, ma, soprattutto, più efficiente rispetto allo stato attuale. Negli Stati Uniti d'America sappiamo che vi è un processo penale che prevede la esecutività della sanzione al primo grado, vi è una giuria, non vi è l'obbligatorietà dell'azione penale, i provvedimenti non sono motivati, il pubblico ministero non può impugnare la sentenza assolutoria, il pubblico ministero è un avvocato, vi è, non una separazione delle carriere ma addirittura una unicità della giurisdizione e una diversità ontologica dell'accusa. E' un sistema totalmente diverso. Non guardiamo a quel modello, cerchiamo di costruire un processo che appunto sia nel contempo forte nelle garanzie del cittadino, ma, soprattutto, perché questo è il problema che abbiamo oggi, un problema che dia efficacia alle risultanze. Io credo che vi sia stato un guasto profondo nella nostra cultura giuridica quando nel 1992 la corte Costituzionale si lasciò andare ad un'affermazione non solo errata, ma è stata profondamente errata nella sua interpretazione estensiva, quando ha detto che il processo è il luogo dove si accerta la verità.
Di qui credo sia nata tutta una serie di conseguenze relative ai criteri di valutazione della prova. Noi abbiamo un forte ritardo culturale; basti pensare che in tema di investigazioni private, i più arretrati sono proprio gli avvocati, ed io mi metto per primo: ad esempio, i consigli dell'Ordine degli avvocati fino a qualche anno fa', vedevano nel colloquio tra il difensore ed il testimone, un momento di sanzione disciplinare. Tutto questo lentamente e faticosamente deve essere superato, perché innanzitutto non un fatto costituzionale ma culturale. 
Giustamente è stato ricordato il giusto processo e l'art.111. Si sta lentamente passando da una cultura dell'inquisizione ad una cultura del sistema accusatorio. La stiamo costruendo attraverso modelli che sono propri della nostra civiltà. Non voglio ripensare meccanismi di altri paesi, ma perché non ricordare che l'art. 24 della nostra costituzione prevede che la difesa ha diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento? L'art. 111 novellato prevede che il difensore e l'imputato debbano poter interrogare chi li accusa. Ecco che allora la necessità di creare un sistema processuale con un criterio di valutazione della prova diverso. La prova è soltanto quell'elemento che si forma nel contraddittorio tra le parti. Dico questo partendo dal presupposto che non vi è dispersione di elementi di prova quando quell'elemento non si è formato nel contraddittorio.
Ma il processo non è sempre il luogo dove si accerta la verità. Quando la verità non è formata nel rapporto dialettico tra accusa e difesa, è il luogo dove il sospetto della pubblica accusa può diventare in fine una verità imposta.
E' un rapporto dialettico il criterio di imputazione della prova che si forma nel contraddittorio, e quella è la prova. Ed allora, detto questo, occorrerà trovare una misura in cui il processo sia il luogo dove la difesa possa cooperare all'accertamento della verità processuale portando quegli elementi che accertino poi nella sentenza il luogo di maggior approssimazione alla verità. Per far questo il difensore deve cambiare cultura, modo di lavorare, la sua equipe; occorre che accanto a lui ci siano esperti, investigatori. Ed ecco allora la nuova legge che prevede appunto che l'investigatore, il collaboratore, il consulente abbiano gli stessi poteri e le stesse garanzie del difensore. Quindi non possono essere sequestrati gli atti nei loro uffici, deve mantenere una tutela di segretezza sufficiente per poter espletare questa funzione pubblica che è quella di cercare elementi di prova che giungano poi al processo e si confrontino con quelle del pubblico ministero. 
Tutti questi elementi sono stati oggetto di una radicale trasformazione del nostro sistema che nell'arco di pochi anni ha portato a modificare il processo, che vive uno stato di crisi profonda, che certamente si aggrava nel momento in cui c'è un travaglio ed un passaggio di sistema. Ma questo è inevitabile per uscire dalla crisi.
Noi non stiamo vivendo un momento di arretratezza, noi siamo appena usciti dal Medioevo barbarico. Ad esempio nel 1970 l'imputato poteva essere arrestato detenuto ed interrogato senza la presenza del difensore e senza un giudice. Nel 1970 stavamo ad un livello di tale arretratezza in merito a quella garanzia che in un paese come l'Inghilterra era stato legiferata nel 1620 e che nell'Ottocento era prevista nei principali paesi europei, a cominciare dalla Franca. Quindi, come dire, il passaggio è un passaggio veramente epocale, è una riforma profonda che, però, lo sforzo del parlamento e delle forze politiche è stato quello di accompagnare gradatamente attraverso gli strumenti normativi di questa riforma costituzionale.
Io credo che occorra innanzi tutto un cambiamento di cultura nell'investigazione, del difensore della pubblica accusa, del processo come appunto luogo dove si confrontano dialetticamente vari soggetti e vi è un giudice terzo il quale potrà decidere chi ha torto e chi ha ragione. (…)
(….) Vorrei concludere in modo positivo. Il Parlamento ha lavorato, e ha lavorato molto. Sarà poi compito dell'opinione pubblica giudicare se ha lavorato bene o male, ma sicuramente ha lavorato molto. E' stato fatto un cenno alla legge sui collaboratori di giustizia. Martedì prossimo una legge dello Stato prevederà proprio quello. Siamo al termine della discussione, saranno discussi gli emendamenti, e sarà in settimana approvata la legge sui collaboratori di giustizia. E ancora, quando si pone il problema di cosa accadrà in futuro in un processo, se i collaboratori, i pentiti non andranno a deporre o meno. Anche lì, al di là dei collaboratori pentiti di mafia, e dei processi di mafia, la riforma approvata dal Senato sull'art. 111, prevede un'altra rotazione totale del nostro sistema: i famoso impumone, e i colleghi sanno che cosa significa, cioè l'imputato di reato commesso, che è, allo stesso tempo, imputato e testimone. E' imputato e quindi si avvale della facoltà di non rispondere, e nello stesso tempo testimone con l'obbligo di rispondere. Uuna contraddizione assurda. E' stato utilizzato in modo perverso nei processi. E allora, a questo punto, noi l'abbiamo cancellato, abbiamo finalmente affermato che sono tutti testimoni, con l'obbligo di andare a giudizio. E' anche questa una riforma. Una riforma culturale, epocale, perché si passa veramente dal sistema inquisitorio, in cui tutto è segreto e coperto da un sistema accusatorio pubblico, in cui la prova si forma nel dibattimento. Chi ha accusato una persona non potrà più non andare a dibattimento, perché egli è testimone, e se per caso dirà il falso o sarà reticente, sarà punito secondo le regole del codice penale. Quindi siamo di fronte, ad una attività, che veramente sta portando il nostro sistema democratico, ad un ordinamento, molto avanzato, molto garantito e anche molto efficiente, si spera, per cui la risposta di giustizia consentirà, se ovviamente queste norme saranno approvate, di trovare una via di uscita ad una crisi millenaria del nostro sistema giudiziario, che grava sul paese. Una via di speranza c'è, ed è una via di speranza che è così concreta, che addirittura dalla settimana prossima potranno esserci in proposito varie leggi.

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