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GLOBAL SECURITY – SICUREZZA SENZA FRONTIERE

 

 

RELAZIONE SULLO SVOLGIMENTO DEL CONVEGNO

“GLOBAL SECURITY – SICUREZZA SENZA FRONTIERE”

           In collaborazione con le università di Amsterdam, Barcellona, Georgetown, New York, Seul.

Il convegno è cominciato mercoledì 8 novembre 2000, a L'Aquila, alle ore 15.30, in una splendida giornata di sole, nell'auditorium della Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza, che offre uno scenario straordinario, come è stato sottolineato pubblicamente da quasi tutti quelli che sono intervenuti.

All’inizio dell’incontro, il coro dell’Università dell’Aquila, splendente nei suoi costumi colorati, ha eseguito, nell’ammirato silenzio dei partecipanti, tre pezzi classici: Gaudeamus igitur, Eroi espugnate, e Aria di J. S. Bach.

I primi temi affrontati sono stati la nuova criminalità  internazionale dopo la fine della guerra fredda e la crescita della domanda di sicurezza. Moderatore: Ulderico Piernoli, redattore di R.A.I. 2. 

Nella prima giornata (dopo i saluti del comandante della Scuola, Walter Cretella Lombardo, e del sindaco di L'Aquila, Biagio Tempesta) sono stati relatori: l’on. Ministro delle Finanze, Ottaviano Del Turco; il prof. Staffan De Mistura, direttore del Centro O.N.U. di Roma; il generale Osvaldo Cucuzza, comandante interregionale dell’Italia Centro Settentrionale; il dott. Emanuele Marotta, vicedirettore di Europol; il prof. José Maria Escrivà, dell’ Universidad di Barcellona; il prof. Enrique de Madrid-Davila, dell’Universidad di Barcellona. In questa prima parte del convegno sono state preminenti le tematiche della sicurezza nell'ambito della politica internazionale. La fine della Guerra Fredda non ha lasciato posto ad un nuovo ordine, ma ad un nuovo disordine, che genera una nuova instabilità e vulnerabilità. Le maggiori istituzioni internazionali, dall' O. N. U. ad Europol (rappresentate nel convegno ai massimi livelli), affrontano la costruzione di questo nuovo ordine internazionale in condizioni diverse e con prospettive differenziate. La presenza di illustri docenti spagnoli ha contribuito a ricordare che in alcune aree ed su alcuni temi esistono tensioni specifiche, che possono tuttavia essere affrontate (come accade in Spagna adesso) in maniera che suscita la solidarietà e l'ammirazione di tutto il mondo. Il generale Cucuzza ha trattato con esemplare rigore le tematiche della criminalità organizzata e Ottaviano Del Turco ha riversato nel suo brillantissimo intervento anche l'esperienza accumulata di recente come presidente della Commissione parlamentare antimafia.

Il carattere internazionale dell’incontro è stato ovviamente sottolineato dalla qualità e dagli interventi dei relatori. Dal macrocosmo al microcosmo, nella successiva giornata di giovedì 9 novembre 2000, il convegno ha avuto prima per tema la sicurezza nelle città. Di fatto, la globalizzazione esalta e non annulla le differenze a livello locale, mentre si registra sia l’aumento dell’insicurezza, soprattutto nelle aree metropolitane, sia la richiesta di deleghe nuove e importanti a livello locale, cittadino e regionale. Il dibattito italiano su questi è notoriamente assai controverso e pluralistico.

La mattinata è cominciata con una relazione della prof. Rosantonietta Scramaglia, dell’ università I.U.L.M. di Milano, sulla sensazione di insicurezza delle vittime, che spessissimo sentono stravolta la propria vita anche in occasione di un reato apparentemente minore come un furto in appartamento (illuminante la riflessione di un'intervistata: <<dopo la visita dei ladri nel mio appartamento, ormai stare a casa mia mi sembra come mangiare nel piatto in cui ha mangiato anche qualcun altro>>). Successivamente, sono stati relatori, sull’esperienza di Milano nel campo della prevenzione e dell'assistenza, il prof. Roberto Lavarini, dell’Università IULM di Milano e consulente del Comune, che ha riferito su tentativi di grande interesse nazionale e il prof.  Mario Furlan, fondatore dei City Angels Italia e docente nell’Università Cattolica di Milano, reduce della presentazione del suo coraggioso programma di volontariato nelle maggiori trasmissioni televisive, dal Fatto di Enzo Biagi al Maurizio Costanzo Show (alcuni emozionanti spezzoni di queste trasmissioni televisive sono stati proiettati sul maxischermo della sala). 

Dopo questa parte, che ha riproposto la centralità di Milano come motore in Italia di innovazione e di proposta, ha svolto una densa relazione il dott. Stefano Filucchi, vicequestore e direttore dell’Ufficio sicurezza del Comune di Firenze. Per ritornare dal locale al globale, è dunque intervenuto il prof. Giovanni Manunta, della Royal Military School di Shrivenham, che ha ampiamente riferito sulle esperienze anglosassoni e ha dato l’opportunità di illuminanti confronti su base comparativa.

Dopo la pausa per il pranzo, il convegno è ricominciato affrontando un tema di eminente impegno: in Italia come in tantissimi altri paesi la domanda di sicurezza si converte meccanicamente in una domanda di giustizia che cresce costantemente, scoprendo problemi nuovi e riscoprendo problemi antichi: l’istituzione giudiziaria è forse sovraccaricata da un peso schiacciante? Hanno risposto a questa domanda, in successione, il dott. Giancarlo Caselli, direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria; il dott.  Giovanni Di Cagno, componente del Consiglio Superiore della Magistratura; il dott. Antonio Fojadelli, procuratore della Repubblica di Vicenza; il dott. Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione; l’avv. Vassallo, presidente della Camera penale di Venezia; il prof.  Carlo Taormina, ordinario di procedura penale nell’ Università di Roma. Lo stesso dilemma è stato dunque affrontato da prospettive e posizioni professionali e istituzionali assai differenziate, suscitando un dibattito stimolante e per certi profili anche assai vivace, caratterizzato dalla contrapposizione di impostazioni divergenti.

Nella giornata di venerdì 10 Novembre 2000, oggetto preminente di analisi è stata infine quella crescente domanda di sicurezza che genera a livello mondiale una trasformazione del ruolo tradizionale dello Stato (ormai pressato tra il trasferimento di poteri agli organismi sopranazionali e la richiesta di deleghe degli enti locali). Segno importante delle trasformazioni delle vecchie strutture statali è la nascita sia di una miriade di agenzie private sia di un importante mercato privato della sicurezza. Il cosiddetto processo di <<privatizzazione della sicurezza>> è stato messo in evidenza da alcuni dei maggiori rappresentanti italiani del settore della sicurezza privata: il dott. Damiano Toselli, vicepresidente dell’AIPSA (Associazione italiana professionisti della security aziendale); il Dott. Tullio Mastrangelo, direttore della M & P Risk Agency di Milano; il dott. Gianni Andrei, presidente per molti anni dell’AIPROS (Associazione italiana professionisti della sicurezza). Il dott. Fulvio Calandro, direttore della rivista <<La Ronda>> di Milano ha inviato una comunicazione scritta, che è stata letta, e vivacissimamente commentata, da Salvatore Di Gangi, procuratore speciale della Sicurezza Professionale S.r.l. Il dibattito è stato diretto da Angelo De Nicola, che ha curato la parte mediatica delle tre giornate.

A tutti gli intervenuti ha replicato l’on. Franco Frattini, presidente del Comitato per i Servizi di Informazione e Sicurezza. Infine, ha chiuso i lavori l’on. Armando Veneto, sottosegretario al Ministero delle Finanze.

Dovendo concludere questa breve relazione in merito ad convegno che ha visto presenti, in alcuni momenti, in sala, mille persone, occorre ricordare che sono intervenuti, come semplici ascoltatori, e quindi in un certo senso in maniera ancora più significativa, perché motivata in maniera speciale, varie personalità, provenienti veramente da tutto il mondo. Alcuni silenziosi presenti sono stati individuati e vengono qui ringraziati soltanto sulla base della personale conoscenza di chi scrive, dunque in maniera assolutamente sommaria e con la certezza di fare torto ad altri illustri ospiti che non vengono qui menzionati.

Dopo aver chiesto scusa in anticipo per le dimenticanze e per le indicazioni approssimative, ringraziamo fra gli altri per la loro presenza il sen. Ferdinando Di Orio,vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla sanità; le maggiori autorità cittadine, dal Prefetto al Questore, ai presidi delle Facoltà di Ingegneria e di Scienze della Formazione; il dott. Aurelio Massafra, direttore del settore della Sicurezza Urbana presso il comune di Bologna; il dott. Edoardo Serata, direttore dell’Agenzia Investigativa per la Difesa Penale; Raniero Rossi, già presidente nel 1994 della World Association of Detectives; il prof. Vittorfranco Pisano, della Georgetown University; molti e autorevolissimi magistrati provenienti dai tribunali di L’Aquila, Teramo, Pescara, Salerno, e varie altre città italiane; i rappresentanti delle ambasciate di parecchi paesi, dalla Repubblica Popolare Cinese alla Federazione Russa; i consulenti di varie commissioni parlamentari di inchiesta; esperti della Presidenza del Consiglio; delegati delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali di tante città italiane; e ovviamente moltissimi appartenenti a tutte le forze di polizia, inclusi dirigenti di carcere, guardie forestali, polizia stradale. Tra le presenze più illustri, nella platea dei <<semplici ascoltatori>>, il Gen. C.A. Rolando Mosca Moschini.

Varie reti televisive hanno dedicato attenzione all’avvenimento: RAI 1, RAI 2, RAI 3, CANALE 5, e molte altre emittenti di grande rilevanza, che ci hanno onorato con la loro presenza. La rassegna stampa del convegno è foltissima e ancora in preparazione; raccoglie articoli dei corrispondenti di testate prestigiosissime, da <<La Repubblica>> a <<La Stampa>>, da <<Il Messaggero>> a <<Il Tempo>>. 

Alcune relazioni hanno suscitato vivo interesse sia nel pubblico degli ascoltatori (che sono a volte intervenuti con domande acuminate o con applausi prolungati) sia tra i numerosi giornalisti presenti, che hanno sottoposto i relatori ad un impietoso fuoco di fila di domande e risposte (spesso riprese nei maggiori telegiornali nazionali). 

La presenza di docenti e di amministratori delle università che hanno promosso l'iniziativa ha permesso un dibattito collaterale al convegno vero e proprio, che ha spaziato sui temi più diversi, dal terrorismo dell'ETA ai confronti tra gli interventi della polizia a Napoli e ad Amsterdam (come ha spiegato il vicedirettore di EUROPOL con un riferimento autobiografico vivamente apprezzato dai presenti per la sua sincerità e chiarezza).

Il convegno originariamente era stato programmato per la presentazione di una iniziativa di collaborazione tra varie università e istituzioni. Iniziativa che sarà continuata e sulla quale ritorneremo più ampiamente nel futuro. 

 

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Due appunti sulle tematiche e sulle ragioni del convegno

(31 ottobre 2000)

 

1)   Preambolo

 

    L’università di L’Aquila, in collaborazione con la Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza, da alcuni anni promuove l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema della sicurezza, che può e deve essere trattato ad un elevato livello scientifico e in confronto con le più rilevanti esperienze internazionali.

      In questa prospettiva è stata promossa l’istituzione del primo Diploma di laurea, in Italia, di Scienze dell’Investigazione, presso l’università di L’Aquila; inoltre, sono stati realizzati a L’Aquila vari incontri, da ultimo sul tema del “giusto processo”, che hanno visto la partecipazione degli studiosi più illustri e delle più alte cariche dello Stato in materia di sicurezza. L’Aquila sta diventando un punto di incontro e di riferimento importante sui temi della sicurezza, affrontati da un punto di vista accademico e scientifico.

      Nei giorni 8, 9, 10 novembre 2000, è stato organizzato, un nuovo incontro di studio, che intende confrontare le domande della sicurezza (locali e globali, pubbliche e private) con le risposte del sistema giudiziario e del sistema politico. Operatori, studiosi, investigatori provenienti da tutto il mondo, discuteranno a L’Aquila, da prospettive assai differenziate, aspetti ideali e pratici di una sicurezza senza frontiere. L’occasione offrirà l’opportunità di ascoltare alcuni dei protagonisti dell’odierno dibattito sui temi della sicurezza, a livello internazionale, nazionale, locale: sindaci di tutta Italia hanno sollevato il problema di un riordino delle competenze locali della sicurezza, e in tutta Italia, dai City Angels di Milano all’assessorato alla sicurezza di Bologna, c’è un fiorire di nuove iniziative.

    Per questi motivi, al convegno parteciperanno rappresentanti delle associazioni e organizzazioni private che stanno nascendo sempre più numerose, in parte come continuazione della tradizionale investigazione e della tradizionale protezione aziendale, in parte come conseguenza della crescente differenziazione della domanda. In Italia il primo forte rinnovamento della sicurezza privata nasce di recente, nella stagione del terrorismo e dell’autunno caldo, ma nei paesi anglosassoni c’è in proposito una cultura assai più rilevante, che è stata ripresa e sviluppata in maniera originale nei vari paesi europei, in particolare in Spagna.

 

 

2) I temi del convegno

 

    La fine della guerra fredda ha portato alla scomparsa del nemico e ad un mondo quasi senza frontiere. I blocchi della guerra fredda erano dei grandi contenitori, che oggi si sono spezzati, favorendo tra l’altro flussi migratori di portata biblica, sostenuti anche da un incremento demografico complessivo che non ha paragoni con alcun periodo storico precedente.

   Un nuovo ordine internazionale non è ancora nato, mentre il vecchio non esiste più. Un colossale aumento della innovazione scientifica e tecnologia crea straordinarie aspettativa e contemporaneamente una colossale  crescita della vulnerabilità. Le sensazioni di insicurezza sono in vistoso aumento e aumentano l’instabilità, che a sua volta alimenta una maggiore insicurezza, spesso indipendentemente dalla crescita statistica della tradizionale delittuosità.

    In un contesto internazionale carico di grandi opportunità e di grandi incognite, la sicurezza diventa un problema di tutti e non di un paese soltanto o di un corpo di polizia in particolare. Aspetti locali e globali diventano fittamente intrecciati. Non sono più attuali molte maniere abituali di vedere i problemi della sicurezza. Ad esempio, la tradizionale preminenza degli apparati pubblici è messa in discussione da quei fenomeni che nel gergo specialistico vengono definiti come caratterizzati da una privatizzazione della sicurezza, con un termine che vuole sottolineare sia le difficoltà crescenti delle strutture pubbliche sia la nascita di una domanda di sicurezza che cerca nuove risposte e nuovi interlocutori.

        Nel villaggio globale, ogni tensione, anche se nata in un punto apparentemente marginale, presto o tardi coinvolge tutto il pianeta. Dai problemi dell’immigrazione a quelli del riciclaggio, dai problemi ecologici a quelli del traffico di armi, dalle schiavitù sessuali alle sostanze psicotrope, la cooperazione internazionale è una necessità perentoria.

        Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono esempio luminoso di cultura civile e simbolo di quella cooperazione internazionale  che rappresenta la nostra unica strada, anche se in larga misura ancora da costruire e da regolamentare. L’Italia sta contribuendo alla creazione di un nuovo ordine internazionale, sia attraverso la partecipazione alle missioni di pace all’estero, sia attraverso una integrazione progressiva con i soci europei, che ci ha visto passare dalla fase in cui eravamo rimasti fuori dal sistema di Schengen ad un pieno riconoscimento del nostro impegno costruttivo nel pattugliamento di confini che ormai non sono soltanto italiani ma europei: task force formate da reparti appartenenti a vari paesi, saranno tra breve in attività sul confine tra Germania e Polonia, come nei porti greci, come su quei confini italiani che sono diventati ormai i confini meridionali dell’Unione.

    Mentre lo Stato nazionale perde progressivamente poteri perché sempre più frequentemente inserito in un ordine sopranazionale, allo stesso tempo si moltiplicano le richieste della periferia di acquisire poteri solitamente detenuti dallo Stato. In Italia, in materia di sicurezza sono insistenti le richieste di trasferimenti di competenze ai sindaci e alle regioni.

   Sulla sicurezza, mentre per certi aspetti si assiste ad una diminuzione dei poteri tradizionali, per altri aspetti si assiste ad una richiesta di intervento pubblico in settori che non sono quelli né del Polizeistaat, né dello Stato-veilleur de nuit, né del Welfare State: contemporaneamente si chiede meno Stato e più Stato, anche e forse soprattutto nel settore della sicurezza. E’ corposa la lista di settori, dalla piromania all’ecologia, dalle schiavitù sessuali alla pedofilia, che dimostrano una sensibile arretratezza degli strumenti legislativi e operativi, con riscontri polemici ricorrenti dell’opinione pubblica.

   Molti aspetti della situazione italiana si ritrovano più o meno uguali in tanti altri paesi, perché discendono da un comune contesto problematico. Il fenomeno della cosiddetta privatizzazione della sicurezza ha caratteristiche internazionali: lo Stato ottocentesco era sorto al culmine di un lungo periodo storico arrogandosi il monopolio della sicurezza nell’ambito internazionale ed interno. Il nuovo ordine mondiale vede una riduzione dei poteri dello Stato sul piano interno ed internazionale e contemporaneamente una crescente richiesta di sicurezza rivolta ad affrontare sia problemi storicamente del tutto nuovi, sia problemi vecchi che diventano improvvisamente molto più visibili o molto più inaccettabili che in passato. Alcuni mestieri vecchi come il mondo e alcuni peccati vecchi come il mondo si possono ora consumare abolendo le distanze e i controlli sociali del passato: possono essere ritrovati sotto la propria casa o nella propria scuola, giusto nel periodo storico in cui la mappa delle  indulgenze e delle insofferenze viene ridisegnata in maniera del tutto nuova, come ben sanno i magistrati che si ritrovano a giudicare in merito a sconosciuti e problematici confini della legalità.

   Rispetto al passato, le nuove frontiere della sicurezza sono molto più precarie, indefinite, negoziabili, incerte - fuori di noi e anche dentro di noi.

 

 

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