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(sono qui trascritte soltanto alcune parti della lezione tenuta il 27 aprile 2001)

Francesco Sidoti

 LA CULTURA DELLA  LEGALITA'  NEI  PAESI ANGLOSASSONI  E  NEI  PAESI  CATTOLICI

 

<<The English formed a strongly Protestant nation; most of them were religious, and serious, with that strong preoccupation about morality which is the merit and danger of the Puritan character>>

(G. M. Trevelyan, English Social History, Pelican, London 1967, p. 506. Il corsivo non c'è nel testo originale)

    ... E’ stato sostenuto (Crozier 1980, Le mal américaine) che è dominante in Europa un vecchio atteggiamento cattolico nei confronti dei peccatori: la tolleranza che nasce dall’evangelico <<chi è senza peccato scagli la prima pietra>>: siamo tutti peccatori, almeno un poco, e per questo non bisogna esagerare con la condanna e il disprezzo dei peccatori. Nella cultura americana c'è una più marcata distinzione tra bene e male, e una più decisa intolleranza nei confronti di ciò che altri tendono a comprendere e a perdonare. E’ un ragionamento che è stato sottolineato da molti autori: il momento genetico della concezione tipicamente anglosassone della legalità è la Riforma protestante. L'importanza della mancata Riforma protestante in Italia è stata sottolineata da grandi studiosi dell'identità italiana come Piero Gobetti; il punto può essere chiarito attraverso un riferimento all'importanza del cosiddetto eccezionalismo americano. Come sottolineava acutamente Lord Bryce, <<l'ordinamento americano è opera di uomini che credevano nel peccato originale ed erano decisi a non lasciare socchiusa ai trasgressori alcuna porta che fosse possibile sprangare. Si paragoni questo spirito con l'entusiastico ottimismo dei programmi del 1789. E' una differenza  tra idee fondamentali>> (1888, I: 407-408). Ovviamente, anche nella cultura cattolica esiste l'idea del peccato originale, ma in una forma che ormai è separata e distinta rispetto alla cultura di luterani, anglicani, puritani di tutte le risme. La riforma protestante nasce da una sconvolgente contrapposizione alla maniera cattolica di concepire la conformità alla fede e da quel momento nasce una concezione specifica della legalità. 

Nel linguaggio comune gli anglosassoni ancora oggi parlano delle secretive inquisitions come una caratteristica del sistema penale di paesi come la Francia o l’Italia, condizionati dalla pre-Revolutionary tradition, ben distinta dal British-American juri system. Negli Stati Uniti il termine inquisitorial è stato usato frequentemente dalla Corte suprema federale come tipologia che riassume tutto quello che il sistema americano non è, a cominciare ovviamente dall’estorsione delle confessioni, esemplificazione massima del sistema della tortura, che a sua volta era esemplificazione massima del potere inquisitoriale. Tutta la migliore esperienza americana, sin dalle origini, è uno spasmodico tentativo di precisare le frontiere della legalità e di ampliare le frontiere della libertà: attraversa un percorso tormentato (non privo di tentennamenti e contraddizioni), che infine si consolida ed ha un livello elevatissimo di consapevolezza e di orgoglio. Già nell’epoca coloniale è enorme la differenza rispetto al Vecchio Mondo: in dodici delle tredici colonie c’è un incisivo riconoscimento del diritto alla difesa; nel 1791 il Bill of Rights, VI Emendamento, applica a questo campo specifico un principio di carattere generale che noi oggi riteniamo tipico e distintivo non soltanto della cultura anglosassone, ma di tutta intera la civiltà umana: il primo diritto dell’uomo è la protezione dagli abusi dello Stato. Il modello processuale americano si autodefinisce come adversay; e inquisitorial è sinonimo di non-adversary...

...Autori classici come Max Weber hanno sottolineato in maniera magistrale il rapporto tra etica protestante e paesi anglosassoni. Quando i protestanti si separarono rispetto alla Chiesa cattolica, i Papi avevano pubblicamente figli e li nominavano cardinali e preparavano pure la loro successione al papato. Questi  Papi che pubblicamente avevano figli non erano certo un bell'esempio. E che figli: Cesare Borgia, Lucrezia Borgia eccetera. Lutero espresse drammaticamente l'insofferenza di una larga parte della cristianità quando descrisse la Chiesa come "la scrofa del demonio", ma alcuni aspetti della sua profonda delusione sono comprensibili, come è comprensibile che la Riforma protestante abbia in primo luogo sottolineato un'idea radicale della legalità, della moralità, dell'onesta, della sincerità, della lealtà, della correttezza, disegnata proprio in contrapposizione alla nostra maniera italiana, che rimase per lungo tempo, fra l'altro, la cultura dell'inquisizione e della tortura. Ovviamente, la Chiesa odierna è una realtà straordinariamente diversa rispetto al passato, ma aver avuto per secoli questa cultura della legalità, con varie conseguenze, soprattutto un certo scetticismo nei confronti della giustizia formale, vista come una pallida approssimazione rispetto a quella sorta di giustizia sostanziale, ben più vera ampia e vera, rappresentata dalla superiore giustizia divina. C'è in proposito uno straordinario dibattito anche all'interno del mondo cattolico, che ha visto sia insigni studiosi in qualche modo riabilitare l'Inquisizione, sia insigni studiosi  riconoscere l'esistenza di una specificità culturale dei cattolici, che li differenzia e li distingue a confronto con le esperienze giuridiche derivanti in linea diretta dalla temperie del protestantesimo radicale. Davanti ai molti eccessi storicamente prodotti dal protestantesimo radicale (incluso un pervicace puritanesimo, che non arretra davanti ad un accanimento, per così dire, paradossalmente, inquisitoriale, vedi caso Clinton-Lewinski), molti hanno rivalutato la maggiore flessibilità in senso sostanziale e a volte indulgenziale che esiste all'interno della cultura cattolica...

...Nelle pagine in cui Voltaire si fa straordinario campione dell’esempio inglese e del partito inglese nell’Europa continentale, diceva ripetutamente che gli inglesi erano di gran lunga superiori agli europei perché avevano messo la legge al posto del sovrano. Cito a memoria: <<Gli inglesi hanno sostituito il sovrano facendo diventare la legge sovrana>>... Il partito americano può essere inteso come continuazione e aggiornamento di quel <<partito inglese>> che ha un peso cruciale nella storia universale. Non stiamo parlando ovviamente del partito inglese quale potrebbe essere quello che si riconosce nell’inno patriottico inglese (dove ci sono versi che augurano disgrazie agli stranieri: <<manda a vuoto i loro indegni raggiri - confondi i loro programmi - e falli perire>>). Geneticamente, il partito inglese è decisamente antinazionalista e rappresenta il primo esempio moderno  di aggregazione ideale transnazionale. Nasce nel Settecento, all’epoca d’oro della enorme espansione civile, economica e commerciale, fondato da non-inglesi e sulla base di adesioni spontanee; gli  inglesi propriamente detti hanno sempre guardato il fenomeno con ovvio compiacimento, e con qualche condiscendenza, perché sapevano che la realtà non era poi tanto rosea come veniva dipinta. I più autorevoli sostenitori e propagandisti del partito anglosassone sono stati francesi, da Voltaire a Montesquieu, da Benjamin Constant a Alexis de Tocqueville, da Michel Crozier a Raymond Aron, incluso ovviamente il generale De Gaulle negli anni solitari della resistenza antinazista, quando quella sua "certa idea della Francia" non stava a Parigi ma a Londra. Quel che ha spinto ad abbracciare questa bandiera è stato un motivo di volta in volta diverso, ma sempre di carattere ideale: l’Inghilterra è apparsa come la madre della libertà, del parlamentarismo, della tolleranza, della divisione dei poteri in un‘Europa dove invece spinte contrapposte sono state periodicamente dominanti, incluse quelle barbariche e disumane. 

L’esperienza di alcuni secoli ha approfondito il valore di questa opzione, tanto è vero che ha continuato ad avere un senso per alcune delle persone più rispettate di questo secolo, come Dahrendorf e Popper, che hanno aderito al partito inglese nella maniera più radicale: prendendo la nazionalità inglese. Negli anni della guerra fredda, per naturale evoluzione il partito inglese si è trasformato nel partito americano, cioè nel partito di tutti coloro che si riconoscevano al di là delle rispettive nazionalità nella comune contrapposizione al bolscevismo e che guardavano agli Stati Uniti come al paese che in prima linea si opponeva al comunismo dei gulag. Anche in questo caso, il partito americano non era il partito del governo americano in quanto tale, come il partito inglese non era stato mai il partito del governo inglese: era il partito transnazionale della libertà, del pluralismo, della democrazia, della tolleranza, delle opportunità, della meritocrazia, della mobilità verticale, dei diritti umani, e di tutti quegli altri valori che gli americani hanno messo in primo piano nella contrapposizione al comunismo dei campi di concentramento, dei manicomi criminali, della miseria di massa. Il partito americano è stato ed è il partito della legalità internazionale. Tutti quelli che interpretano in senso machiavellico il legalitarismo americano, dovrebbero rileggersi quanto ha scritto uno dei più insigni rappresentanti della moderna cultura tedesca e contemporaneamente uno dei grandi studiosi del machiavellismo. Nel suo Il  volto demoniaco del potere, Il Mulino, Bologna 1958, pp. 103-110, G. Ritter scrive: <<Sul continente europeo l’Inghilterra si presentò sempre, fin da Guglielmo III, ogni volta che intervenne, nel ruolo di protagonista per la libertà degli stati continentali contro la minacciosa supremazia di  grandi despoti militari. Innanzi tutto contro Luigi XIV. Poi in favore della piccola Prussia contro la strapotente coalizione russo-asburgico-francese. Infine contro le velleità espansionistiche dei giacobini e di Napoleone...In ogni caso gli uomini politici anglosassoni sono rimasti fedeli alla loro antica tradizione almeno in questo, al porsi cioè di fronte alla lotta politica per il potere essenzialmente come moralisti piuttosto che come machiavellici>>... 

A chi pensa che queste osservazioni nei confronti della cultura italiana della legalità siano frutto soltanto di esterofilia o di ingiustificati complessi di inferiorità, mi limiterò a ricordare che nel corso del più recente e intenso dibattito nazionale sulla cultura della legalità, in occasione della tragedia di Novi Ligure, molti osservatori hanno sottolineato che esiste ancora una specificità cattolica in proposito. Michele Brambilla ha iniziato un'intervista a Monsignor Ravasi dicendo appunto: <<Da più parti si accusa il cattolicesimo di essere la vera radice di questo perdonismo che tende a deresponsabilizzare tutti...>>. Antonio D'Orrico intervenendo sugli stessi temi: <<noi italiani siamo tutti in stato di grazia. Qualcosa che ha del miracoloso. Sì, perché, a leggere i giornali, a vedere la televisione, non si fa altro che parlare di perdono. Sembra una moda, una tendenza. Deve essere diventato trendy, perdonare...>>. Osservazioni di questo tipo ritornano, sotto differenti profili, quasi tutte le volte in cui vengono discusse grandi tragedie nazionali. Ad esempio, ancora, prima di Tangentopoli, negli anni in cui i temi della legalità furono affrontati per così dire sul piano precipuamente intellettuale e morale, a proposito di Aldo Moro e dei personaggi discutibili che stavano intorno a lui (insieme, ovviamente, a tantissime persone per bene), il giornalista barese Antonio Rossano in un libro che a suo tempo fu stampato proprio per difendere Moro da queste accuse, scriveva: <<Perché non interveniva, perché non ha mai disconosciuto apertamente i grassatori, i profittatori di regime, i ladri? Una parvenza di risposta potrebbe consistere nella visione cattolica di Moro, secondo la quale "chi sbaglia deve rispondere davanti a Dio dei propri errori: l'uomo è nato peccatore e non tocca a me condannare"...>>. Un discorso simile si potrebbe fare per Andreotti, che fra l'altro come Moro è stato per tanti anni l'uomo di riferimento delle più alte gerarchie cattoliche...

Questa specificità della cultura cattolica rimane particolarmente attiva e presente in Italia, mentre in Francia e in Spagna la situazione è diversa. Il punto è che una certa diffidenza nei confronti della legalità formale e del rigorismo repressivo sono teorizzati e praticati con le migliori intenzioni, ma in contrasto fra l'altro con una lettura dei testi canonici che tra i protestanti è più aderente alla lettera e allo spirito dei testi sacri. Illustri teologi, come Monsignor Ravasi, hanno badato a sottolineare che la tradizione cattolica non può e non deve essere vista alla luce di un perdonismo e di un indulgenzialismo ingiustificati. Monsignor Ravasi ha indicato i molti testi biblici, nel Nuovo e nel Vecchio Testamento, in cui perdonismo e indulgenzialismo sono apertamente rifiutati. La compassione e l'amore, egli conclude, non possono essere in contrasto con la giustizia. Da questo punto di vista, indulgenzialismo e perdonismo sono stati promossi a protagonisti della cultura cattolica sulla base di una lettura arbitraria, che continua a produrre conseguenza nefaste, alleandosi spesso con le peggiori tendenze alla deresponsabilizzazione che esistono nella cultura sessantottesca e postsessantottesca...

 

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