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Dieci temi
criminologici fondativi
(1 marzo 2000)
All'inizio
degli anni novanta lo statuto definitorio della criminologia non
è univoco; basti leggere il manuale del prof. Bandini
(presidente della Società Italiana di Criminologia), edizioni
Giuffré 1989, p. 9: <<Attualmente la criminologia appare
incerta circa le proprie finalità ed il proprio oggetto di
studio, risulta divisa in indirizzi talvolta profondamente
contrastanti, è condizionata da una situazione di profonda
crisi, che in molti casi limita lo sviluppo, l'affermazione e la
diffusione della disciplina. Sulla crisi della criminologia
esiste un consenso quasi unanime...>>.
Nel corso di dieci anni la
trasformazione degli studi criminologici è stata notevolissima,
come hanno potuto osservare gli studiosi italiani (pochissimi)
che hanno partecipato a Seul nel 1998 al Convegno quinquennale
della International Criminological Association. Per alcuni, la
criminologia è viene vista come una disciplina che soprattutto
deve dare consigli per strategie difensive di proprietà,
interessi, informazioni. Da questo punto di vista l'insegnamento
della criminologia applicata è ovviamente di grande importanza
per forze di polizia, investigatori, operatori della sicurezza.
Ma la criminologia applicata, a confronto con i programmi offerti
dalle scuole interne ad alcuni organismi pubblici (Carabinieri,
Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Sismi, Sisde hanno già le
loro scuole, largamente finanziate e sperimentate), appare per
molti versi di difficile collocazione dentro luniversità
tradizionale.
Da un altro punto di vista invece le
università possono offrire molto in più, a confronto con queste
scuole specializzate già esistenti: possono offrire una serie di
competenze tipicamente accademiche, relativamente a discipline,
dalla sociologia alla psicologia, dall'antropologia alla
metodologia, che nelle università vengono insegnate
giornalmente. Sulla base di queste competenze accademiche è
possibile formulare un approccio ai problemi della criminalità
che è caratterizzato innanzitutto da un orientamento umanistico
e istituzionale. Alcuni punti che sono specifici di questo
approccio ai temi della criminologia, della sicurezza, della
devianza, dell'intelligence.
- Una criminologia umanistica
comincia dalla considerazione che gli esseri umani sono
parte di una complessa rete di interazioni culturali,
sociali, psicologiche, economiche, giuridiche,
istituzionali, e soprattutto morali. Anche lazione
più deplorevole è a suo modo giustificata e ragionata.
Se noi ignoriamo laspetto motivazionale, perdiamo
il significato del comportamento criminale. Ad esempio,
quando genericamente si parla di mostri, è evidente
questa incapacità di comprensione. Per una criminologia
umanistica, empatia e compassione sono l'inizio della
comprensione. Ricordiamo il celebre motto Homo sum,
nihil a me alienum puto. Niente di umano è estraneo
ad una criminologia umanistica. Non esiste il mostro, ma
l'essere umano che a volte nuoce agli altri soltanto
involontariamente o per odio di se stesso. Ad una
impostazione umanistica è connesso inevitabilmente il
principio che sottolinea l'importanza dell'educazione e
della morale. Tutti gli operatori che si impegnano nella
prevenzione, nella repressione, nella riabilitazione
debbono partire da unattenta valutazione del mondo
etico del fuorilegge e della vittima. Anche per una
questione di carattere morale, tanti aspetti metodologici
e contenutistici debbono essere presi in seria
considerazione, dalla vittimologia ai processi di
stigmatizzazione. Molte persone etichettate come
criminali sono in realtà soltanto devianti, che possono
essere aiutate a ritornare sulla strada della legalità.
- Gran parte del comportamento
criminale è comportamento razionale. La razionalità del
comportamento criminale si esercita dentro un contesto
istituzionale. Prima di infrangere la legge, gli
individui svolgono un'analisi costi-benefici di premi e
punizioni. Questa premessa metodologica mette in evidenza
le responsabilità degli individui, ma ancor più quelle
delle istituzioni, che svolgono un ruolo decisivo:
possono aiutare a prevenire il crimine (ad esempio con
interventi adeguati nel mercato del lavoro o
nell'istruzione) sia a scoraggiare il crimine (ad esempio
attraverso investigazioni che assicurino la certezza e la
rapidità della pena). In un certo senso, i livelli di
criminalità sono uno specchio del funzionamento
dell'apparato istituzionale. Dopo Cesare Beccaria, è
elementare sottolineare l'importanza della razionalità
del sistema istituzionale. Come sa ogni studioso del
fenomeno burocratico, le istituzioni possono però
degenerare. Dunque, latteggiamento nei confronti
delle istituzioni e di chi le incarna deve essere
pregiudizialmente e programmaticamente favorevole, ma non
può ignorare che cè spesso unambivalenza
intrinseca a molti sistemi istituzionali.
- Le analisi della criminalità
debbono essere svolte dentro un contesto comparativo
internazionale Il confronto con gli altri ci permette di
apprezzare meglio le caratteristiche del nostro paese. Il
confronto tra Oriente e Occidente, ad esempio, ci
permette di considerare la grande differenza esistente
tra una cultura centrata sui doveri e una cultura
centrata sui diritti. Questo confronto ci fa porre in
primo piano il concetto di responsabilizzazione. Non è
necessario rivolgersi soltanto all'Oriente per apprezzare
la natura del problema: il primo ministro inglese Tony
Blair ha messo in rilievo che la responsabilizzazione
(dei minori, delle famiglie, delle istituzioni) è un
tema politico di primaria grandezza (oltre che una parola
d'ordine con la quale si possono vincere le elezioni).
Per prevenire il crimine è necessario che un sentimento
di responsabilizzazione penetri fin dentro il cuore e la
mente dei cittadini.
- La cultura degli anni sessanta,
e il Sessantotto in particolare, hanno indubbi meriti
storici. Tuttavia la cultura degli anni sessanta (oltre
che enfatizzare oltre misura il tema dei diritti e
sottovalutare oltre misura il tema dei doveri)
frequentemente ha scusato la violenza e ha demonizzato le
forze di polizia. Il valore della sicurezza non è
un valore fascista o autoritario. Dalla securitas alla
security, da Orazio a Popper, la sicurezza è la
precondizione per vivere una vita decente in una società
aperta. In nome della sicurezza è necessario adottare
varie forme di dissuasione e di incapacitazione. Per una
criminologia umanistica le vittime non sono meno
importanti dei fuorilegge: vanno risarcite e tutelate.
- La metodologia delle
investigazioni è un tema decisivo in una società
caratterizzata dall'asfissiante abbondanza delle notizie.
La grande trasformazione dellinformazione ha
tra le varie conseguenze una alluvione di
disinformazioni, dicerie, calunnie, sussurri,
indiscrezioni, indizi, sospetti, verità, mezze verità,
false verità. La rivoluzione telematica ha alterato
profondamente molti aspetti del lavoro delle forze di
polizia, della magistratura, dell'avvocatura. Da Durkheim
a McLuhan; da Lombroso alla sociobiologia, c'è un lungo
percorso storico, che porterà ad un forte rinnovamento
della conoscenza e della metodologia. I problemi delle
indagini nel campo economico e finanziario, come quelli
nel campo telematico, rivelano che quel rinnovamento è
iniziato, ma è appunto appena allinizio: cè
ancora molto da fare.
- I grandi processi di
emancipazione che si sono sviluppati per ondate
successive e che coinvolgono sia le società
economicamente più sviluppate sia le società
economicamente meno sviluppate, hanno determinato la
nascita di problemi nuovi e straordinari sia in quantità
sia in qualità. Dai problemi dell'immigrazione alla
criminalità informatica, dal riciclaggio dei capitali ai
serial killer, dal tampering al mobbing, c'è una
fenomenologia nuova e in allarmante crescita. Spesso i
più deboli sono le prime vittime di queste tendenze;
parliamo spesso di nuova criminalità femminile, di baby
killer e di baby boss. Questa tendenza è crescente e ha
conseguenze devastanti. In tutto il mondo sviluppato e
anche nei paesi meno sviluppati ci sono in prigione
ragazzini e donne più che mai. Ma questa è la malattia,
non la cura. E' esistito un processo di
<<civilizzazione del crimine>> (come è stato
detto sulla scia delle celebri analisi di Norbert Elias),
che deve essere continuato e approfondito sotto vari
aspetti.
- In Italia, dopo l'inizio di Mani
pulite, la criminalità dei colletti bianchi è balzata
al centro dellattenzione; è un tema capitale anche
in molti altri paesi, dalla Germania alla Francia, dagli
Stati Uniti alla Corea. Separati e distinti da crimini
come furti, rapine e stupri, i delitti correlati con
l'evasione fiscale e la corruzione sono diventati sempre
più visibili nel dibattito corrente, ma ancora non
abbastanza indagati nella loro rilevanza metodologica e
propositiva. Aspetti correlati come i tentativi di
surrettizia criminalizzazione, le insufficienze del
sistema amministrativo, l'arretratezza del sistema legale
hanno grande importanza. Il tema della illegalità
diffusa diventa sempre più rilevante sotto
molteplici profili. Ad esempio, in molti sostengono con
abbondanza di argomenti che a volte lo Stato moderno sia
uno Stato criminogeno, per le sue inadeguatezze,
lentezze, contraddizioni. Alcuni reati sono diventati
reati di massa, e, come nel caso dellevasione
fiscale, interessano non una minoranza, ma la maggioranza
della popolazione.
- La globalizzazione per molti
versi rivela ed esalta le specificità locali, anche
quelle più arretrate ed incivili. In Italia, a molti
osservatori la questione della criminalità sembra
particolarmente rilevante nel Meridione, dove il bisogno
primario non è l'assistenzialismo, ma un diverso disegno
istituzionale, mirato a fornire dosi massicce di legge,
repressione, prevenzione, istruzione, educazione civica;
successi in questi campi creerebbero le condizioni per
favorire gli investimenti e loccupazione. Dalle
disastrate condizioni delle aree metropolitane alle
grandi infrastrutture, è difficile pensare ad una
incisiva opera di risanamento senza una severa
ricostruzione di quel tessuto istituzionale gravemente
deteriorato da molti anni. L'assistenzialismo era
perfettamente omogeneo ad una situazione dove esistevano
cose che avevano il nome e la forma di
<<Istituzioni>>, ma che in realtà spesso
erano principalmente organismi di ripartizione dei denari
pubblici. A volte funzionavano solo a questo scopo, e
sotto questo profilo erano efficientissime, mentre sotto
altri profili erano inesistenti. Molte forme di devianza
erano strettamente legate al vecchio sistema meridionale:
una rivoluzione istituzionale viene spesso giudicata
necessaria per cambiare in maniera significativa il
terreno di cultura in cui è nata e cresciuta
lillegalità diffusa. Il problema criminale
nelle aree economicamente arretrate è la conseguenza
della miscela micidiale dell'arretratezza civile con una
serie complessa di altri nodi irrisolti, in primo luogo
quelli istituzionali. Leggi e strutture improprie hanno
favorito l'emergere e l'affermarsi di quel che c'era di
peggio nella società italiana e in particolare nella
società meridionale. Istituzioni adeguate avrebbero
favorito l'affermarsi di quel che c'è di meglio nella
società meridionale e nei meridionali. Se si privilegia
l'idea di una mafia e di una illegalità diffusa
alimentate da errori istituzionali, allora si arriva alla
conclusione che la <<questione sociale>> deve
essere vista come la logica premessa della
<<questione criminale>>; e la
<<questione istituzionale>> come premessa a
sua volta della <<questione sociale>>. Questa
logica interpretativa è valida per il Meridione come per
tante altre aree del mondo, grandi e piccole, dalla
Russia allAlbania.
- I corsi sull'intelligence hanno
una storia ormai consolidata dentro le grandi università
americane e inglesi. In università come Harvard o Yale,
dalla John F. Kennedy School of Government alla Salford
University, i courses on intelligence hanno una
legittimità e una presenza ormai consolidata. Nei paesi
di lingua latina, invece, esiste un ritardo pericoloso
sull'argomento. L'intelligence è una cosa molto
diversa dallo spionaggio: lo spionaggio può essere
sommariamente definito come un traffico di informazioni
riservate; l'intelligence può essere sommariamente
definita come l'attività di raccolta, valutazione e cura
delle informazioni relative alla sicurezza. Se riteniamo
che la sicurezza sia un valore, allora è di grande
valore anche lintelligence, che ha come scopo
supremo la salvaguardia delle vite umane.
- In una società aperta, e in
particolare in una società aperta caratterizzata dalla
rivoluzione telematica, la circolazione della conoscenza
e delle opinioni deve essere sottoposta a controllo
poliarchico e costituzionale. L'università occupa un
posto cruciale da questo punto di vista. La funzione
emancipativa della cultura non deve risparmiare le
critiche. Anzi, una consapevolezza critica e
pluralistica deve accompagnare costantemente la
circolazione delle informazioni. Per gli scopi e le
conseguenze, per i rischi di manipolazione e di
confusione, i problemi della criminalità debbono essere
osservati da una molteplicità di prospettive
concorrenziali: i miglioramenti umanistici e
civilizzatori possono avvenire più facilmente attraverso
il dialogo, il confronto, la contrapposizione dei punti
di vista e delle interpretazioni.
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