Editoriali Intelligence Corso di perfezionamento Recensioni Summaries in English Scienze dell'Investigazione Bibliografia Forum Strumenti Cineteca Mappamondo Ultime notizie
Aldo Giannuli (in un articolo di Giovanni Maria Bellu)
Aldo Giannuli, perito dei tribunali di Milano e Brescia, autore di volumi documentatissimi sui misteri italiani, è diventato celebre quando, nel novembre 1996 ha scoperto l'archivio di via Appia: una straordinaria raccolta di carte, relative ad aspetti assai riservati e delicati dei comportamenti degli apparati statali, nelle vicende "eversive e stragiste" della nostra storia repubblicana. Con il consenso degli interessati, riproduciamo tra virgolette, riprendendolo da Repubblica del 5 gennaio 2001, un articolo di Giovanni Maria Bellu, altro notissimo specialista sulle vicende in questione.
<<Di recente ha parlato di lui Francesco Cossiga. Un messaggio in
codice, affidato a una frasetta buttata via con nonchalance alla
fine dell' ennesima intervista sui cosiddetti misteri d' Italia:
"Il famoso consulente dei giudici di Brescia.". Nessun nome,
nessun cognome, ma tutti gli interessati hanno capito che l' ex
presidente della Repubblica parlava di Aldo Giannuli, classe 1952,
barese, laureato in scienze politiche, l' uomo che in pochi anni
ha trovato la chiave per aprire le porte di alcuni tra i
principali "misteri d' Italia". E ha dato un contributo importante
a riaprire il dibattito sul mistero dei misteri: è esistita o no
una ' strategia della tensione' , cioè un progetto unitario che ha
avuto lo scopo di condizionare e bloccare lo sviluppo democratico
del paese? Teniamo presente questa domanda ora che stiamo per
premere il campanello di un portone nel centro di Bari, a due
minuti dal corso Vittorio Emanuele. Ci apre un uomo non alto,
molto sovrappeso (da tempo impegnato in diete che s' infrangono
regolarmente contro ritmi di vita condizionati da frequenti
spostamenti tra Bari, Milano e Roma, e cioè panini mangiati in
piedi in qualche bar, cene di lavoro e così via) che ci introduce
in un appartamento che, se le carte potessero trasformarsi in
alambicchi e storte, prenderebbe la forma del laboratorio di un
alchimista medievale. Alle pareti scaffali metallici straripanti
di libri e di faldoni disposti su due, tre, quattro file
verticali, chiuse da altri libri sistemati orizzontalmente per
occupare ogni minimo spazio. E poi pile di carte sul pavimento,
sotto il tavolo, in soggiorno, in cucina, naturalmente nello
studio dove una scrivania che sembra sorretta dai libri ospita il
video di un computer e una stampante. "Avrei bisogno di molto più
spazio", dice sconsolato Giannuli osservando il suo laboratorio.
Ma poi scopri che, in pochi secondi, riesce a trovare qualunque
libro e qualunque documento, tanto che sei indotto a far rientrare
questo magma cartaceo nel concetto dell' "ordinato disordine",
categoria quasi letteraria utilizzata per descrivere i luoghi di
lavoro delle persone dotate di qualità intellettuali speciali. E'
molto probabile che questa dimestichezza col caos abbia aiutato
Giannuli nella scoperta, avvenuta nel novembre 1996, dell' ormai
mitico "Archivio della via Appia", una straordinaria raccolta di
documenti che ha dimostrato quanto è stata forte e diffusa la
presenza di apparati statali nelle vicende eversive degli anni '
70. Un contributo fondamentale al lavoro dell' organismo che nel
1994 aprì a Giannuli la porta dei misteri nazionali, e cioè la
"commissione stragi", sintesi giornalistica di una denominazione
ben più lunga: "Commissione parlamentare d' inchiesta sulle cause
della mancata individuazione dei responsabili delle stragi". "Nel
1994, racconta Giannuli, un deputato barese, Nicola Colajanni, fu
chiamato a far parte della commissione e mi chiese di dargli una
mano a riordinare le idee sulla intricata materia. Il primo
incarico, elaborare due schede di sintesi sulle stragi di piazza
Fontana e di Brescia, mi portò a Milano dove incontrai un magistrato
che da anni indagava su fatti e misfatti dell' eversione nera
degli anni ' 70, Guido Salvini. Si instaurò un buon rapporto e
qualche tempo dopo mi chiese di occuparmi delle ricerche negli
archivi dove si erano accumulati i documenti prodotti da polizia,
carabinieri, guardia di finanza, servizi segreti". Migliaia e
migliaia di faldoni, centinaia di migliaia di fogli di carta
spesso ingiallita, resa friabile dal tempo. Giannuli vive nella
costante preoccupazione che carte preziose non solo per i giudici
ma anche per gli storici di professione (ai quali rimprovera un'
attenzione troppo debole alla salvaguardia degli archivi)
scompaiano per sempre. Ma, in attesa della autodistruzione, gli
uomini hanno affinato parecchie tecniche per nascondere i
documenti più compromettenti. Per l' archivio della via Appia era
stata adottata la stessa raccontata da Edgar Allan Poe ne "La
lettera rubata". Così come il perfido Ministro D. nascose la
scottante missiva in un posto tanto ovvio da renderla invisibile,
i documenti più importanti sui misteri italiani erano stati
occultati assieme ad altre carte, vecchie e senza valore, in un
archivio dello stesso ministero dell' Interno. Leggendo
meticolosamente i fascicoli che gli erano stati messi a
disposizione, Giannuli si accorse che frequentemente facevano
riferimento ad altri fascicoli di cui non esisteva traccia. Attuò,
come spiega Dupin, "una identificazione dell' intelletto del
ragionatore con quello dell' avversario", e scoprì "l' archivio
segreto": era là, sotto il naso di tutti. A Roma nei pressi del
Pantheon, a Milano nella zona del Duomo, a Brescia nei pressi del
tribunale, è possibile assistere periodicamente a questa scena
curiosa: un uomo dalla silhouette simile a quella di un Hitchcoch
più piccolo e più pingue che procede a passo spedito seguito da un
piccolo corteo di ragazzi e ragazze dall' aria sveglia e nel
contempo stupita di noi provinciali quando approdiamo nelle grandi
città. Il metodo di Giannuli è sorretto dall' intuito e dalla
logica investigativa, ma si fonda soprattutto sul lavoro, sulla
fatica, sulla lettura minuziosa dei documenti. La squadra è
indispensabile. E in questo caso a formarla sono laureati e
laureandi di Bari, Roma e Milano, una quindicina in tutto.
Giannuli aveva la loro età quando, folgorato dalla lettura de "La
strage di Stato" atto fondativo della controinformazione
italiana cominciò a interessarsi della materia mentre, compiuti gli
studi classici al "Flacco", avviava la collaborazione con l'
università: tecnico laureato a magistero, poi a scienze politiche
presso l' istituto di storia americana, ma in realtà esperto di
sistemi elettorali. Preme il pulsante della stampante ed ecco la
bibliografia che s'apre con un saggio del 1983 sulle origini del
movimento troszkijsta e prosegue fino allo "Stato parallelo",
scritto in collaborazione con Paolo Cucchiarelli. In mezzo c' è
anche l' edizione critica, del 1989, della "strage di Stato".
Libri citati da Adriano Sofri e anche da storici illustri come
Craveri e Lanaro. Ma questa lista non tiene conto delle decine di
relazioni scritte per i magistrati di Brescia e di Milano, oltre
che per la commissione stragi. Una delle ultime della lunghissima
serie è quella che ha suscitato l' irritata attenzione di Cossiga,
e quel riferimento al "famoso consulente". Giannuli sostiene,
attraverso l' incrocio di oltre 120 documenti emersi dagli archivi
del Viminale, di aver individuato il servizio supersegreto che ha
fatto da burattinaio della strategia della tensione: il "noto
servizio", lo chiamavano i pochi conoscitori, "Sid parallelo", è
stata la definizione data da generazioni di giornalisti a partire
da quando, nel 1972, esso emerse in una indagine su una
organizzazione eversiva di destra. Come si vede siamo in un campo
strano e indefinito, che ha tutta la velocità e l' imprevedibilità
della cronaca, tutta la complessità della storia. Dire se è
esistita o meno una 'strategia della tensione' significa dire che
il nostro dopoguerra politico è stato condizionato con la
violenza, e pone il problema di individuare i responsabili. Ma ha
ancora senso, tanti anni dopo, continuare a cercare? Non è forse
meglio, come tanti propongono, metterci una pietra sopra? "Faccio
lo storico è la risposta e leggere le vecchie carte è il mio
mestiere. Ma credo che sia nell' interesse di tutti: il fantasma
delle stragi può essere allontanato dalla verità, se no continuerà
ad agitare le sue catene nel Palazzo della politica, togliendo il
sonno a molti dei suoi inquilini.
Giovanni Maria Bellu".
Editoriali Intelligence Corso di perfezionamento Recensioni Summaries in English Scienze dell'Investigazione Bibliografia Forum Strumenti Cineteca Mappamondo Ultime notizie