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Un incontro con Carlo Taormina e Guido Calvi sul giusto processo
Il 29 settembre 2000 nei locali della Sala stampa della Camera dei deputati si è svolta la presentazione del volume <<Investigazione pubblica e privata nel giusto processo>>. Al dibattito hanno partecipato il presidente della Federpol Giancarlo Alunno, il senatore Guido Calvi, il professor Carlo Taormina, il direttore del Corso di perfezionamento Francesco Sidoti.
L'incontro ha avuto un rilevante riscontro sulla stampa: ne hanno parlato <<Il Messaggero>>, <<Il Tempo>>, <<La Repubblica>>; l'incontro ha inoltre offerto l'occasione per fare il punto su questa vicenda del giusto processo, che conferma sotto molti profili la situazione assai critica della giustizia italiana.
All'inizio del 2000 sembrava che una vicenda annosa fosse arrivata al suo epilogo: con l'inserimento nella Costituzione dei principi del giusto processo, da un lato veniva formalmente riconosciuto che l'amministrazione della giustizia come minimo lascia a desiderare, dall'altro lato sembrava che stesse cominciando un periodo nuovo, caratterizzato fra l'altro da una serie di profonde innovazioni legislative. Questi convincimenti generali sono rispecchiati negli interventi del senatore Calvi e del professor Taormina raccolti in questa stessa sezione e pronunciati nel corso del convegno svolto a L'Aquila nel marzo 2000. A distanza di pochi mesi le più ottimistiche previsioni sono state però seccamente smentite.
Tanto per cominciare, le innovazioni legislative che ci sono state (in particolare la legge Carotti) continuano ad essere oggetto di critiche pungenti e crescenti, ad esempio quelle di Carlo Taormina, ma soprattutto sono rimaste incompiuti gli adempimenti che avrebbero dovuto rendere effettivi quei principi del giusto processo che erano stati affermati così solennemente. La legge sulle indagini difensive ormai non è più neanche calendarizzata nei lavori parlamentari: se ne riparlerà nella prossima legislatura. Nella Commissione giustizia della Camera procede stancamente un dibattito in cui ormai non si capisce più chi sta con chi: il polo è diviso, ma anche all'interno della maggioranza pare ci siano punti di vista diversi. Oltre a varie perplessità in ordine all'ambito di applicazione del diritto al silenzio, il punto di massima frizione riguarda il valore da attribuire a quellle dichiarazioni di pentiti e testimoni che non vengono confermate in dibattimento. Sono temi che, per la evidente connessione con problemi personali e collettivi di ampio rilievo, mettono in evidenza la situazione confusa e l'incapacità di uscire fuori da uno stallo che si trascina da anni. C'è addirittura la possibilità che a metà ottobre sarà la Corte costituzionale a pronunciarsi sull'intricata materia, con buona pace delle <<prerogative del potere legislativo>>.
Da tutta questa accozzaglia di buone intenzioni e risultati fallimentari si ricava una triste certezza: il processo rimane ingiusto. Il senatore Calvi ha messo in rilievo anche nel corso dell'incontro del 29 settembre che in questa legislatura è stato aperto un varco e sono stati messi sul tappeto i problemi fondamentali che si rinviavano da anni, ma purtroppo rimane vero che non siamo ancora usciti da quel nostro <<barbarico medioevo giudiziario>> così biasimato da molti osservatori attenti e sinceri. Proprio il senatore Calvi ha usato in più occasioni questa espressione che sinteticamente dice tutto sul tristissimo mondo della giustizia in cui viviamo.
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