Editoriali Intelligence Corso di perfezionamento Recensioni Summaries in English Scienze dell'Investigazione Bibliografia Forum Strumenti Cineteca Mappamondo Ultime notizie
Investigazione e Sicurezza: L'attivita' investigativa nel mondo anglosassone
Dr. Giovanni Manunta
Cranfield University - Royal Military College of Science - Shrivenham, SN6 8LA
(Academic leader e fondatore del Master in Corporate Security Management alla Universita' di Cranfield presso il Royal Military College of Sciences di Shrivenham. Visiting Fellow del European Research Institute alla Universita' di Bath. Tiene occasionalmente corsi alle Universita' di Bologna, Barcelona Universidad Central, Barcelona Pompeu Fabra, Leicester e Southampton. Membro dell' Advisory Board of the Security Journal, ESEF (European Security Education Forum), RSMF (Risk and Security Management Forum), The Security Institute, ASIS (American Society for Industrial Security) e SIESO (The Society of Industrial Emergency Services Officers). La sua esperienza professionale include 15 anni nell' Esercito Italiano sino al grado di maggiore (paracadutisti), piu' 20 anni come consulente internazionale di sicurezza per una gamma di organizzazioni pubbliche e private in Europa, inclusi governi, personaggi politici, forze di polizia, universita', industrie nucleari, aerospaziali, petrolio, acqua e gas, banche, assicurazioni e finanza. Interessi di ricerca includono i concetti di sicurezza e rischio nei loro differenti contesti, il processo decisionale in condizioni di antagonismo, ed il processo giustificativo di decisioni riferite a problematiche di sicurezza.)
RELAZIONE
L'argomento che mi e' stato assegnato, Investigazione e sicurezza nel mondo anglosassone, e' indubbiamente molto vasto. Come trattarlo, in modo da non stonare troppo nel coro del convegno?
Sapendo poco di processi penali, ma qualcosa di sicurezza, avevo pensato di offrire una prospettiva storico-descrittiva del processo informativo ai fini della sicurezza nazionale, in un quadro di relazioni internazionali e secondo la prospettiva inglese. Poi ho ricevuto la brochure del convegno, una settimana fa, ed ho visto che il tema era gia' stato assegnato, ed a fior fior di relatore. Ho prudentemente battuto la ritirata.
Ho pensato allora che il mio contributo potesse essere meglio centrato sulla relazione tra investigazione e sicurezza nel Regno Unito, vista con l'occhio critico del cittadino straniero, e da una posizione privilegiata quale quella che attualmente rivesto. Non approfittero' di questa, tuttavia. Per ragioni di confidenzialita' alle quali sono tenuto per contratto, faro' solo riferimento a fonti e dati pubblici[i].
Credo che l'argomento consenta di sollevare una serie di interrogativi quanto mai interessanti, soprattutto se riferiti alla letteratura inglese in materia. Per esempio, mi sembra che nel Regno Unito si tenda a banalizzare la relazione tra i due soggetti, e che si dimentichi come questa sia multidimensionale, sistemica ed evolutiva. Si danno per pacifiche, mi sembra, una serie di premesse tutt'altro che universalmente valide. Per esempio, che la sicurezza sia, sempre e necessariamente, una cosa positiva, che risponda a dinamiche di tipo utilitario, e che lo stato sia, sempre e necessariamente nel giusto[ii]. Le conclusioni da tali premesse, che quanto piu' soggetti fanno sicurezza tanto meglio, e che la ragion di stato debba, hobbesianemente, prevalere sulle ragioni dell'individuo, tendono spesso ad essere machiavelliche, nel senso piu' trito, che il fine giustifica i mezzi. Ne vedremo le conseguenze.
Mi sembra inoltre che nel Regno Unito ci si soffermi troppo sulle considerazioni finanziarie e troppo poco sulle problematiche di tipo politico, sociale ed etico che possono scaturire dalla attuazione pratica dei processi investigativi e di sicurezza. Ci si interroga, insomma, su costi e rendimenti monetarii di tali attivita', ma non sul loro l'impatto sul tessuto sociale, sulla credibilita' istituzionale e sul consenso sociale e politico.
Per finire, mi sembra che si tenda a dare del problema una visione un po' ingessata, dimenticando che la relazione tra investigazione e sicurezza varia a seconda dell' attore, dell' ambiente, delle relazioni interne ed esterne, della tecnologia, delle modalita' operative e della finalita'.
La critica potrebbe continuare ad infinitum, se non fosse che il tempo a disposizione, le mie modeste conoscenze, e la vostra certo non inesauribile pazienza non consentono di svolgere una analisi completa. Limitero dunque il discorso alla descrizione critica delle interazioni tra sicurezza ed investigazione, con riferimento al caso inglese. Spero con questa di evidenziare una serie di caratteristiche di validita' generale, e magari utili ad una trasposizione in ambiente italiano.
L'ho gia' detto, mi sembra che il mondo accademico albionico tenda a rifuggire dall' affrontare il tema dell'investigazione e sicurezza in modo sistemico e secondo una prospettiva evolutiva. Non mi sembra che i miei illustri colleghi d'olteremanica si stiano sforzando eccessivamente per rispondere a queste pur semplici domande:
sino a che punto queste due aree disciplinari ed operative sono convergenti? Che tipo di sinergia esiste tra di loro? Che tipo di impatto ha il loro uso sul tessuto politico e sociale? Quali processi avviano? Come controllarne i risvolti negativi?
Al contrario, mi sembra che la loro attenzione sia piuttosto puntata sugli aspetti, se vogliamo, di bottega: quanto ci costa? quanto ci rende? ne vale la pena?
Le ragioni per questa avarizia intellettuale sono, a mio giudizio, due: una culturale ed una pratica. Quella culturale discende dal disgusto che ogni inglese verace prova verso tutto cio' che non consenta una monetizzazione immediata. La ragione pratica, a mio giudizio, e' che affrontare seriamente il tema significa aprire un gigantesco vaso di Pandora ed esporsi immediatamente all'ostracismo delle istituzioni.
Non voglio discutere qui, e l'uditorio non sarebbe certo interessato ad ascoltare, le ragioni storiche, sociali e culturali per cui il peggior taylorismo ha attecchito cosi' bene e profondamente nell' humus accademico albionico. Basti, a titolo di prova, un'occhiata alle tematiche proposte e finanziate dal British Research Council. Sollevero', invece, il velo dalle pudenda, e discutero' le ragioni profonde per questa timidezza intellettuale, di natura, a mio giudizio, tutt'altro che virginale.
Le ragioni sono, credo, due: la prima, un malinteso, probabilmente esagerato, ma certamente strumentalizzato, senso della sicurezza; la seconda, una propensione radicata -direi congenita- per lo spionaggio. La prima ha costituito un utile alibi ed una perfetta copertura per la seconda.[iii]
Sta di fatto che, negli ultimi cinquanta anni, nel regno di Sua Graziosa Maesta' Britannica, le ragioni della sicurezza sono state sbandierate per costituire una ragnatela spionistica di tutti contro tutti, della quale, per ragioni appunto di sicurezza, non bisogna parlare. Il fatto che i maggiori think tanks ed istituzioni che fanno ricerca sull'argomento sono finanziati da Whitehall contribuisce non poco ad acquietare gli irrequieti.[iv] Ne' si possono dimenticare i tentativi, coronati da successo, di indottrinare gli storici ufficiali (molto spesso agenti dell'intelligence essi stessi[v]), convinti sino al punto da accettare -in nome della sicurezza nazionale- di divenire veicoli di disinformazione e propaganda.[vi] Quelli che non si sono fatti convincere sono stati spesso emarginati dal circuito accademico. [vii]
Bisogna tuttavia riconoscere che il silenzio del mondo accademico inglese non e' totale. Un argomento, a dire il vero, e' trattato diffusamente e senza pudori: quello dei costi e benefici. Su di esso, la letteratura e' scatenata, ed il dibattito e' feroce [viii].
Questo silenzio sugli aspetti politici e sociali, che, mi si perdoni l'azzardo, viene spontaneo definire come 'il silenzio dei colpevoli', e' stato interpretato come assenso, e la pratica spionistica ha ormai preso il sopravvento su quella investigativa[ix]. Sta di fatto che oggi, nel Regno Unito, la parola 'investigazione' e' un eufemismo per 'spionaggio', nel senso di attivita' clandestina condotta, frequentemente, con mezzi illeciti e secondo modalita' di 'plausible deniability'. Nessuno investiga piu': si spia. Per ragioni di sicurezza, ovviamente.
Si parte dal quartiere: la polizia fonda i cosiddetti 'Neighbourhood Watch', dove i membri sono invitati con circolari ad essere 'nosy' (impiccioni) nel controllare l'area circostante. Il controllo, ovviamente, si estende ai vicini; particolarmente a quelli che non hanno aderito allo schema ed agli stranieri (che in Inghilterra vengono, chissa' perche', definiti 'alieni').
A livello di City Council, esistono speciali unita' 'investigative' per controllare occultamente qualsiasi attivita' del cittadino, dal fatto che depositi l'immondizia solo nei giorni consentiti (uno alla settimana) al suo tenore di vita. Gli uffici locali della Inland Revenue, cosi' come quelli della Health and Safety, Custom and Excise, National Insurance, TV Licence, Car Licence, British Telecom, organizzazioni di Marketing, Assicurazioni, Carte di Credito, etc. hanno tutti le loro squadrette di spioni. Cosi' come le hanno tutte le organizzazioni private, per controllare clienti ed impiegati oltre i limiti del lecito, se non della legge, che in Inghilterra e' stranamente deficitaria. Nell'ambito dei suoi locali, il datore di lavoro puo' legalmente utilizzare microcamere occulte, intercettare telefoni, collocare microfoni, perquisire armadietti e indumenti. Lo si fa, ovviamente, per sicurezza antiterrorista. Reclutare spie interne che controllino l'operato dei colleghi e' pratica normale anche nelle organizzazioni piu' minuscole. Tutti sono ben contenti di spiare e nessuno si meraviglia di essere spiato, lo ritiene una cosa normale: per la sicurezza di tutti, appunto.
Tutti sanno come nel Regno Unito non esiste una Polizia Statale, ma tante Forze di Polizia (credo 54, ma ho perso il conto). Ognuna di esse ha una sua unita' spionistica (si noti bene, non ho detto investigativa), con nuclei distribuiti su tutto il territorio di competenza. Una volta, soltanto lo Special Branch era autorizzato ad impiegare questo tipo di unita', e solo per problemi di terrorismo. Poi, l'autorizzazione e' stata estesa al CID (Criminal Investigation Department) quindi al NCIS (National Crime Intelligence Service), e non passa giorno che non venga istituita una nuova unita' speciale, indirizzata a qualche settore specifico ritenuto degno di particolari attenzioni.
L'esercito inglese possiede, come ogni altro esercito, i suoi G2 (corrispondente dei nostri Ufficiali alle Informazioni e dei SIOS di Forza Armata). Ma possiede anche reparti speciali (14 Int. Company, il Technical Support del SAS, etc) oltre ovviamente alla Military Police, MoD Security, e la Military Intelligence. RAF e Navy sono ugualmente, probabilmente meglio, organizzate e dotate. Si noti che le loro attivita' non sono esclusivamente militari, ma si estendono all'ambito personale e privato, amicizie e frequentazioni. Sia ben chiaro, ogni ministero, dalla educazione alla sanita' al commercio, ha strutture spionistiche similarmente distribuite, dotate ed utilizzate.
Le attivita' dell' MI5 (Security Service), MI6 (Secret Intelligence Service) e DSI (Directorate for Scientific Intelligence) sono ben note. Un po' meno lo sono quelle di altre unita' speciali che, per ragioni di confidenzialita' del mio impiego, non mi e' dato citare. Mi limitero' soltanto a ricordare l'esistenza del GCHQ (General Communications HeadQuarters), e del progetto 'Echelon', i risultati dei quali, considerate le normative CANUKUS, non sono accessibili agli alleati Nato, cio' che non dissipa certamente gravi sospetti di spionaggio politico e industriale ai loro danni.
Ma torniamo a bomba. La vexata quaestio e' se, ed entro quali limiti, nel caso britannico investigazione e sicurezza siano sinergici e vadano, per cosi' dire, a braccetto.
La risposta dipende, ovviamente, dal punto di vista. Credo di non peccare di malizia suggerendo che le organizzazioni spionistiche sopra citate, i loro datori di lavoro ed i loro beneficiari, darebbero probabilmente una entusiastica ed unanime risposta positiva. Dal loro punto di vista, agitare la cappa della sicurezza per giustificare e coprire attivita', piu' che investigative, spionistiche, e' estremamente positivo. Cosi' come, sicuramente sosterrebbero, i benefici in termini di riduzione di crimini, di controllo sociale e di miglioramento delle condizioni generali di sicurezza.
Dal punto di vista del cittadino la risposta potrebbe essere differente. Dico potrebbe, perche' non bisogna dimenticare che il suddito di Sua Maesta' e' sottoposto sin da bambino ad un fortissimo condizionamento psicologico, che lo convince di appartenere ad una razza superiore, che il resto del mondo -eccetto gli Americani- invidia ed insidia. Particolarmente i Francesi e i Tedeschi. Una larghissima parte del ceto medio e basso sosterrebbe sicuramente la necessita' e l'utilita' di tale sistema, convinto che la violazione della privacy riguarda solo i 'frogs', i 'krauts' e i 'dagoes' per i quali e' giusto che sia cosi'.
Il potere critico per eccellenza, il quarto potere, tace ed acconsente. L'investigazione costa, e senza spionaggio non avrebbe piu' storie per alimentare i suoi tabloids. Non essendo senza peccato, si guarda bene dallo scagliare la prima pietra.
La minoranza che si rende conto del problema, rimane silenziosa per ragioni di sicurezza nazionale, e si limita a sfoghi confidenziali con amici fidati all' interno delle mura domestiche e solo dopo abbondanti libagioni. Le sporadiche lettere al Times in difesa della privacy rimangono, per cosi' dire, di facciata, e portano acqua al molino del sistema, dando la parvenza di un dibattito democratico e di un equilibrio di interessi che in realta' non esiste da diversi decenni e forse, se vogliamo leggere con attenzione John Stuart Mill, non e' mai esistito. Oscar Wilde, PG Woodhouse e George Orwell ne sono prova.
Il suddito britannico medio e' registrato in un minimo di 200 database (dati del 1996). Grazie al progetto 'Match' questi dati possono essere incrociati in frazioni di secondo. Tutte le sue telefonate, fax, e-mail sono intercettate[x]. Il suo comportamento e' spiato quotidianamente dai vicini, che riportano alla polizia anche le sue assenze da casa, e cosa fa quando e' in casa, dove va all'estero, quante volte, perche' e cosa fa. Nel posto di lavoro, le cose non vanno meglio. Armadietto, cappotto, borsa, scrivania, telefonate e computers sono soggetti ad ispezioni 'ad libitum'.
Lo spiato, a sua volta, spia. Gli inglesi non solo prestano volentieri il loro soggiorno per l'installazione di posti d'osservazione e d'ascolto, ma fanno anche il caffe' e talvolta i turni come Special Constables. 200,000 congegni spionistici sono venduti ogni anno a privati. Ci sara' ben qualcuno che li adopera. [xi]
Il punto allora e' se questa piovra spionistica renda il cittadino, la comunita' e la nazione piu' sicura. Io credo di no, per tre motivi principali. Il primo e' che le statistiche inglesi (che, non dimentichiamolo, sono 'massaggiate') ci dipingono un quadro di notevole insicurezza, per molti aspetti peggiore dell'Italia. Pensate che, nei soli supermercati, la cosiddetta 'sicurezza privata' compie 1.620.000 fermi all'anno.[xii] Il secondo e' che, per la stessa ammissione degli operatori, questa frenesia spionistica e' frequentemente inutile. Il Chief Constable del Gloucestershire, Anthony Butler, ha rivelato che 15,000 operazioni video su casi di abuso di minori, solo 3,652 sono state deferite al magistrato per l'accusa. di queste, solo 44 sono state accettate in tribunale, e solo 25 sono state effettivamente utilizzate in giudizio.[xiii] Il numero totale di operazioni e' ignoto. Il terzo, che probabilmente spiega il precedente, e' che, per ragioni definite come 'manageriali', la politica della polizia e' quella di investigare soltanto i reati sopra le duemila sterline.
Il risultato e' che questa cultura del sospetto, dello spionaggio hobbesiano di 'tutti contro tutti', abbinata pergiunta ad una concezione tayloristica dell' uso della informazione cosi' raccolta, ha letteralmente frantumato i vincoli del contratto psicologico tra cittadino e cittadino, cittadino e comunita', cittadino e datore di lavoro, cittadino e stato.
Il mio argomento e' che moltissimi casi di tradimento, di slealta', di comportamento negativo, vandalico e criminale hanno origine proprio in questa cultura e nei suoi effetti. La gente si sente perseguitata e si vendica. 'Dirty tricks' per disfarsi non gia' dei criminali, ma dei piantagrane e degli antipatici, sono ormai all'ordine del giorno, particolarmente nei riguardi delle minoranze e degli stranieri.
Concludendo, che lezioni possiamo trarre noi, qui in Italia, dall'esempio britannico?
A mio giudizio, nessuna. Credo che l'esempio britannico non sia proprio da imitare. Come nella leggenda dell' Apprendista Stregone, la visione a cortissimo raggio di utilita' immediata ha scatenato forze che sta diventando difficilissimo controllare, e che nel futuro, grazie alle nuove tecnologie informatiche ed all'avvento del cosiddetto cyberspazio usciranno del tutto dal controllo. Credo anche che l'uso generalizzato ed acritico di pratiche spionistiche e di cosiddetta 'sicurezza' a tutto campo sia da condannare, non solo sul piano pratico, etico e sociale, ma anche -e soprattutto- su quello della utilita' politica.
Il Regno Unito si puo' permettere di giocare col fuoco, perche' ha ancora un grosso capitale di consenso politico da spendere. In un Italia ancora convalescente dall' 8 Settembre, i colpi di Stato tentati o presunti, la Strategia della Tensione, gli Anni di Piombo, Ustica e Tangentopoli, la necessita` di rafforzare la fiducia nelle Istituzioni e` reale. L' approccio britannico all'uso della intelligence come unico mezzo di investigazione e all'abuso della scusa-sicurezza darebbe il colpo di grazia al nostro Paese come societa` civile. L'Italia, al contrario del Regno Unito, non ha capitale politico da spendere. Non ce lo possiamo permettere.
Dr. Giovanni Manunta
[i] In particolare, la rivista 'Intelligence and National Security', annate 1986-1999. Tra i libri, Adams, J. (1995) The New Spies. London: Pimlico e (1998) The Next World War. London: Harrow Books Ltd; Aldrich, R. J. (1998) Espionage, Security and Intelligence in Britain 1945-1970 Manchester: Manchester University Press; Davies, S. (1996) Big Brother London: Pan Books Ltd, e Wright, P. (1987) Spycatcher Viking Penguin, inc.
[ii] Manunta, G. (2000) 'Is Security Utilitarian?' Security Journal Vol. 13 n.2 pp. 49-58
[iii] Williams, DGT (1965) Not in the Public Interest. London: Hutchinson
[iv] Frankel, J. (1975) British Foreign Policy 1945-73 Oxford: Oxford University Press. Wallace, W. (1972) Foreign Policy Making London: RIIA
[v] Bloch, J e Fitzgerald, P. (1983) British Intelligence and Covert Action Dingle, Ireland: Brandon.
[vi] JIC (47) 81st mgt.(1) Confidential Annex, 'Use of Special Intelligence by Official Historians' 21 Novembre 1947, CAB 159/2, PRO
[vii] Hollingsworth, M. e Norton-Taylor, R. (1988) Blacklist London: Heritage
[viii] Gli esempi sono
numerosissimi. Ho scelto due estremi dello spettro. Gill, P.
(1994) Policing Politics: Security Intelligence and The
Liberal Democratic State London: Frank Cass, e' fortemente
critico verso l'attuale management, mentre Herman, M. (1996) Intelligence
Power in Peace and War. Cambridge: Cambridge University
Press, non lesina i complimenti
[ix] Vale la distinzione
tra investigazione (attivita' di indagine volta a creare nuove
conoscenze, e/o a validare o invalidare una informazione
esistente), intelligence (informazione analizzata e disseminata
in modo selettivo ai fini della decisione) e spionaggio
(attivita' occulta di ricerca di informazione esistente, eseguita
all'insaputa e danno del legittimo proprietario).
[x] Adams, J. (1998) The Next World War. London: Harrow Books Ltd; Davies, S. (1996) Big Brother London: Pan Books Ltd
[xi] Davies, S. op.cit.
[xii] British Retail Consortium (1997) Retail Crime Costs Survey 1995/96 British Retail Consortium
[xiii] Ibidem.
Editoriali Intelligence Corso di perfezionamento Recensioni Summaries in English Scienze dell'Investigazione Bibliografia Forum Strumenti Cineteca Mappamondo Ultime notizie