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<< Su concessione del Direttore, pubblichiamo quanto è apparso sul numero 17 della rivista 'Ideazione', a commento della nomina del nuovo Capo della Polizia>>
"De Gennaro, unanimità e qualche dubbio"
di Arturo Donati
La sostituzione
del capo della polizia avviene di solito per due ragioni. Perché
emerge una situazione di inefficienza che ne richiede la
rimozione o perché sopravvengono equilibri politici nuovi con i
quali egli non è in sintonia. La sostituzione di Masone in
questo momento, che è considerato di vigilia d'eventi politici
che - secondo le previsioni più diffuse - dovrebbero stravolgere
i rapporti delle forze presenti in Parlamento, non sembra
rispondere a nessuna delle due regole auree, per cui parrebbe di
poter considerare vere le bugie di Amato e Bianco che hanno
sostenuto la tesi del semplice avvicendamento. Si oppongono a
questa semplicistica spiegazione due considerazioni: il fatto che
il sostituto si chiami De Gennaro e che il suo avvento sia stato
salutato da tutti - maggioranza ed opposizione - con un coro di
compiacimento.
Il capo della polizia in qualsiasi regime non è una figura
neutra. Per quanto egli abbia il dovere di far rispettare la
legge, nessuno gli richiede l'imparzialità che invece tutti
pretendono non solo - com'è ovvio - dal giudice, ma anche dal
magistrato inquirente.
La polizia - è il principio - opera secondo le direttive del Parlamento, cioè applica le leggi; però è pacifico che operi soprattutto seguendo le direttive della maggioranza del Parlamento, che le trasmette attraverso il ministro degli Interni. Ora De Gennaro, che si è guadagnato a ragione la fama di "ottimo poliziotto" per le capacità operative ampiamente dimostrate nell'esercizio di delicate funzioni, non si può definire una figura neutra, nel senso che si è mosso (e si è fatto strada) proponendosi interprete di una strategia giudiziaria dalla quale ha tratto pure una qualificazione politica che lo rende congeniale (in altri tempi si sarebbe detto organico) all'attuale maggioranza. Che il governo di centro-sinistra lo abbia promosso mentre "è costretto a stare in ginocchio per tenersi in piedi", cioè nel momento in cui rifulge la sua debolezza e non si sa quanto riuscirà durare, si potrebbe interpretare come un ardito colpo di mano, se non avesse esibito l'assenso dell'opposizione che si è dichiarata soddisfatta della scelta.
La sicurezza del
paese è argomento troppo delicato ed essenziale perché ci si
possa sentire tranquilli senza aver capito da dove deriva questa
improvvisa unanimità. Se l'avvento del centro-destra dovrà
comportare, come ci auguriamo, scelte di forte rottura con il
mondo criminale, senza però che lo Stato rinunzi alle regole
della civiltà giuridica facendosi irretire nel sistema
ricattatorio dei pentiti, non si può disattendere il vecchio
adagio che ricorda ai disinvolti che le idee camminano con le
gambe, e soprattutto con le teste, degli uomini.
Lino Iannuzzi, giornalista esperto di queste materie e direttore
dell'agenzia di stampa "il Velino", ha commentato il
cambio della guardia al vertice della polizia raccomandando
un'attenta "vigilanza popolare". Forse, considerato il
livello di questo problema, sarebbe più efficace richiedere
maggiore riflessione da parte di chi ha la responsabilità di
gestioni sulle quali la vigilanza del popolo funziona male,
perché è destinata ad intervenire quando i fatti sono già
compiuti.
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