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Errore
e inganno nellinvestigazione
Francesco Sidoti
Prima stesura, assolutamente provvisoria e interlocutoria. La versione definitiva sarà pubblicata nel volume F. Sidoti - F. Donato (a cura di), Investigazione pubblica e privata nel giusto processo, Edizioni Giuridiche Simone, Napoli 2000.
Premessa
Il prototipo
dell'investigazione, p. 3
Inquisitions
e investigations, p. 4
DallOculus Dei
al Private Eye, p. 6
Autoinganno e lupi
normativi, p. 8
Linganno e
lerrore in una situazione di incertezza, p. 10
Linvestigazione
alla sbarra, p. 12
Il paradiso degli
investigatori, p. 15
Italia: una
<<sfiducia profonda>>, p. 17
Espana va bien,
p. 19
Nellorganizzare questo convegno avevo previsto che fossero presenti sia lon. Marco Boato sia un rappresentante del Garante sulla privacy. Per varie ragioni, non è stato possibile assicurare la presenza né del professor De Siervo né dellon. Boato, che riscuotono la simpatia e la stima di molti di noi e che avrebbero potuto illuminare vari aspetti di problemi fondamentali.
La loro assenza lascia un poco sguarnito il campo del garantismo, della difesa della privacy, e della riorganizzazione del sistema giuridico sulla base di alcuni principi appassionatamente discussi nel corso di questi anni. Anche per la loro assenza curverò la mia argomentazione in maniera da accentuare determinati aspetti, pur sapendo che se loro fossero stati presenti, questi aspetti sarebbero stati illuminati con vigore e maestria ben maggiori.
In particolare, metterò in rilievo alcuni problemi che disegnano il perimetro dellinvestigazione dentro un ambito più ristretto ma non per questo meno importante, e che ci spingono a sottolineare limportanza delle tematiche confinanti con l'investigazione vera e propria, a cominciare dalla difesa di una cultura della legalità correttamente intesa e predicata. In fondo, insegno in una Facoltà di Scienze della Formazione, dopo avere coabitato per quindici anni fra giuristi, spesso afflitti da un legalismo tanto formale quanto ipocrita. Vari osservatori temono come la peste una prosopopea dell'investigazione sedicente asettica e professionale, in realtà arrogante e faziosa, alleata con il peggiore formalismo dei giuristi. Non è una fissazione soltanto mia. Spiegherò anche perché qualche conto in sospeso, almeno di principio e di metodo, con le insufficienze del sistema della giustizia, a volte sembra che ce labbiano più o meno tutti. A cominciare da quei magistrati che si lamentano vivacemente della inadeguatezza complessiva, fino ai molti che rimangono in qualche modo vittima di un <<errore giudiziario>>. Ferdinando Imposimato ha commentato da par suo il risultato di una ricerca per certi versi allucinante: dall'inizio della Repubblica oltre 4.000.000 di italiani sono stati indebitamente coinvolti nel vortice della giustizia. Parliamo di errori documentati e accertati. Ai quali bisogna aggiungere gli errori non documentati o non documentabili. E un conteggio vecchio di qualche anno; adesso siamo a circa cinque milioni. Dal 1992 al 1997 lo Stato italiano ha risarcito 3.224 persone che sono state prosciolte dopo aver sofferto una custodia cautelare: più di una al giorno. Parallelo a questo dato cè quello sui reati impuniti; oltre il 95 per cento nel caso dei furti.
Partirò da alcune premesse etimologiche, concettuali, metodologiche, per poi arrivare al punto: la dimensione dellerrore e dellinganno non è mai stata vasta e incombente come adesso. Soprattutto nel campo dellinvestigazione. Dunque, lascerò delineare ad altri (in proposito molto più competenti di me) il compito dell'investigazione contro l'errore e l'inganno; mi limiterò a parlare della dimensione dell'errore e dell'inganno dentro l'investigazione
Il
prototipo dell'investigazione
In termini storico-culturali, il più classico e potente prototipo dell'investigazione è il mito di Edipo, com'è stato raccontato da Sofocle nell'Edipo Re. Non per niente, dalla Poetica di Aristotele in poi, l'Edipo Re è ritenuta l'opera perfetta e più ammirevole in tutta intera la drammaturgia antica. Se il teatro greco viene a ragione definito il palcoscenico in miniatura dello spirito del mondo, Edipo è il protagonista più mitico e archetipico dello spirito del mondo.
In numerosi passi delle Mille e una notte o delle Favole esopiche o della Bibbia ci sono tecniche e circostanze che oggi definiremmo di tipo investigativo (ad esempio, Daniele che smaschera i sacerdoti impostori nel tempio del Dio Bel, è un ottimo investigatore, armato di una tecnologia rudimentale, ma efficacissima). Tuttavia Sofocle è da questo punto di vista assai superiore all'aneddotica di ogni testo sapienziale, ed è veramente moderno ed occidentale nel senso proprio dei termini: Edipo indaga sull'assassinio di Laio; interroga la vedova, i testimoni, le varie persone informate dei fatti, vaglia attentamente e criticamente gli indizi. Con metodo, fiuto e pazienza, scopre infine il colpevole. Un insospettabile, indubbiamente - altro che Whodonuit: sé stesso. A forza di cercare la verità, Edipo scopre di avere ucciso il padre e sposato la madre; una verità orrenda e insopportabile: il protagonista voleva sapere troppo, vedere troppo, finisce cieco, disperato, schiacciato non consolato dalla percezione di una sventura universale che unisce tutte le sventure individuali.
A confronto, i vari esempi di arguzia aneddotica della letteratura classica impallidiscono: in Edipo Re è iperbolica la percezione di una scelleratezza insondabile, sottratta ad una fondazione o ad una razionalizzazione, priva di giustificazione teologica o materialistica, affondata non nella storia ma nella preistoria, indescrivibile in termini metaforici o allegorici, ma esclusivamente e pienamente tragici. Ancora Sofocle, nell'Antigone, affidandosi al coro, insiste su questo tema in maniera avvincente: <<Molte cose sono tremende, ma di tutte la più terribile è l'uomo Le specie degli uccelli cattura, e le stirpi delle bestie selvatiche e quelle viventi nel mare salato, avvolgendole tra maglie di reti annodate. Fraudolento l'uomo Capisce, inventa, ha sulle tecniche un dominio imprevedibile, e ora al bene, ora al male, serpeggiando volge >>.
Bene e male, forza e frode, innocenza e colpa, caso e necessità, sono compresenti e si confondono nel prototipo. Chi non lo sa, non sa niente del suo punto di partenza, ed è condannato presto o tardi a ritornarci, scoprendo alla fine spiacevolmente che, quel luogo sconosciuto (prafrasando Eliot), è quello dove ha sempre vissuto e da dove ha cominciato[1].
Inquisitions
e investigations
Se è vero che spesso esistono enormi differenze storiche tra le nazioni, con enormi conseguenze politiche e sociali, allora queste conseguenze saranno riscontrabili anche nel campo dellinvestigazione. Cè in proposito oggi una netta differenza tra paesi anglosassoni e paesi latini, che corrisponde ad una netta differenza esistente tra la cultura anglosassone e quella latina.
Nel linguaggio comune gli
anglosassoni ancora oggi parlano delle secretive inquisitions
come una caratteristica del sistema penale di paesi come la
Francia o lItalia, condizionati dalla pre-Revolutionary
tradition, ben distinta dal British-American juri system[2].
In breve: la tradizione latina sarebbe ancora caratterizzata da
sistemi di indagine che risentono della tradizione
dellinquisizione, mentre la tradizione anglosassone è
caratterizzata dal rifiuto di quella tradizione. E
ovviamente uno stereotipo, una sommaria semplificazione, ma nasce
da solide ragioni e resiste nel tempo perché coglie in effetti
una differenza, per quanto in maniera sommaria. Tanto è vero che
in Italia si distingue tra sistema accusatorio e sistema
inquisitorio, e con riferimento a queste espressioni sono state
distinte due epoche della giustizia penale nel nostro paese.
Vero è che luso
della contrapposizione inquisitorio/accusatorio è in gran parte
retorica, ma il problema esiste. Negli Stati Uniti il termine inquisitorial
è stato usato frequentemente dalla Corte suprema federale come
tipo ideale che riassume tutto quello che il sistema americano non
è, a cominciare ovviamente dallestorsione delle
confessioni, esemplificazione massima del sistema della tortura,
che a sua volta era esemplificazione massima del potere
inquisitoriale, inteso come il più intollerabile abuso del
potere politico nei confronti dei cittadini. Tutta la migliore
esperienza americana, sin dalle origini, è uno spasmodico
tentativo di ampliare le frontiere della libertà, e attraversa
un percorso tormentato (non privo di tentennamenti e
contraddizioni), ma che infine si consolida ed ha un livello
elevatissimo di consapevolezza e di orgoglio. Già
nellepoca coloniale cè una differenza enorme
rispetto al Vecchio Mondo: in dodici delle tredici colonie
cè un incisivo riconoscimento del diritto alla difesa; nel
1791 il Bill of Rights, VI Emendamento, applica a questo
campo specifico un principio di carattere generale che noi oggi
riteniamo tipico e distintivo non soltanto della cultura
anglosassone, ma di tutta intera la civiltà umana: il primo
diritto delluomo è la protezione dagli abusi dello Stato.
Il modello processuale americano si autodefinisce come adversay;
e inquisitorial è sinonimo di non-adversary.
In Italia, Giuliano
Vassalli, che fu tra gli autori della riforma del sistema penale,
propose all'epoca addirittura leliminazione del termine accusatorio
dalla leggedelega, perché <<è meglio dire le cose
come stanno, quali sono i principi ai quali vogliamo uniformare
il codice, senza continuare ad usare un termine così deviante e
così improprio, che serve semplicemente a dire che bisogna
spostare il più possibile, e questo fortunatamente il progetto
lo fa, il baricentro dalla fase preliminare e istruttoria alla
fase del giudizio>>. Anche altri illustri giuristi
sottolinearono subito che il nuovo processo penale era di tipo
misto; e altri ancora tra i padri della legge, negli infuocati
dibattiti parlamentari di quel periodo vollero distinguersi
proprio dalla tradizione americana, sostenendo che <<alle
spalle di quei processi, vi è lo sceriffo, vi è il capestro
lanciato sul ramo di un albero, cè il Far West e cè
la fanciulla del West! Ma in ogni caso tutto questo non è
praticabile nel nostro Paese>>[3].
Come gli europei vedono gli
americani attraverso stereotipi, così gli americani vedono gli
europei attraverso stereotipi - spesso del tutto opposti. Alcuni
di noi guardano al sistema giuridico americano, e temono il Far
West; alcuni americani guardano il sistema giuridico europeo e
pensano al Grande Inquisitore di Dostoevskij (1879),
facilmente per loro immaginabile nei panni del Grande
Inquisitore di El Greco (1612), che comodamente possono
guardare occhi negli occhi, anzi, occhialini, dentro il Metropolitan
Museum di New York. Dove gli americani lo tengono come
rappresentazione della summa di tutto quello che hanno
strenuamente rifiutato, quando sono scappati dal Vecchio Mondo e
hanno deciso di costruirsene uno nuovo.
Il Grande
Inquisitore di El Greco è simbolo di un percorso storico e
personale: l'autore più segnatamente ascetico del virtuosismo
secentesco chiude la sua ricerca spasmodica di Dio velando le
proprie finestre, smaterializzando la realtà, surclassando il
senso rinascimentale della misura e delle proporzioni e
diventando il grande rappresentante del manierismo europeo.
L'Inquisizione al suo culmine è una dismisura, una diversione
dal razionalismo rinascimentale, e ci guarda con gli occhi, anzi,
con gli occhialini, del Grande Inquisitore, pronti presto
a sfumare nei contrasti taglienti, ovviamente laici e borghesi,
ma non meno inquietanti di Daumier.
Che il nostro attuale
processo si voglia definire inquisitorio o accusatorio o misto o
altro ancora, di fatto certamente i sostenitori delle varie tesi
hanno comunque rilevato che tra sistema processuale italiano e
sistema processuale americano esiste ancora una innegabile
differenza.
DallOculus Dei al Private Eye
Quando nella tradizione
anglosassone linvestigatore viene definito con
lespressione private eye, ci si riallaccia
inconsapevolmente ad una cultura comune ad anglosassoni e latini:
la secolarizzazione e lantropomorfizzazione del principio
teologico che vuole lonniscienza e lonnipresenza di
Dio, che sempre <<ti vede>>. Il legislatore, questo
Dio della politica laica, viene definito oculus ex multis
oculis, come dice Marsilio da Padova quando per primo cerca
nel quattordicesimo secolo le basi razionali del potere
legislativo. Il percorso, da Edipo accecato all'occhio di Dio,
quindi all'occhio politico e infine all'occhio privato
dell'investigatore, è complesso e tortuoso, ma chiaro nelle sue
linee essenziali.
L'apprezzamento
dell'attività investigativa privata non poteva culminare che
nelle società anglosassoni, dominate da un valutazione positiva
della privacy (termine che da solo contiene un mondo
culturale, tanto è vero che non esiste nelle altre lingue, ed è
quasi intraducibile) e da una parallela diffidenza congenita nei
confronti del governo, visto come a necessary evil[4],
completamente all'opposto dunque di quella tradizione europea
continentale che ravvisava nello Stato il culmine di ogni
razionalità pubblica, versione laica del provvidenzialismo
divino, come si ricava da molteplici indizi, a cominciare da
quelli etimologici, fra i quali campeggia l'Etat Providence della
tradizione francese.
L'apprezzamento
positivo dell'attività investigativa privata è nella cultura
anglosassone la conseguenza finale di premesse costituzionali
superiori, tra le quali giganteggia il principio jeffersoniano:
<<that government is best which governs least>>.
Anche l'impostazione adversary del processo penale non è
che un'altra conseguenza della filosofia generale: l'ambito
privato è il bene primario da tutelare e il governo è un necessary
evil; dunque nessun credito speciale sia riconosciuto ai
rappresentanti del governo che vestono i panni dell'accusa.
Nella
struttura del processo penale, questo tema è palpabile ad ogni
passo. Il punto relativo all'applicazione delle exclusionary
rules, nei casi di un abuso perpetrato al fine di raccogliere
un determinato elemento probatorio è da questo punto di
vista esemplare: le sanzioni previste dalle exclusionary rules
vengono applicate soltanto all'abuso riscontrato nell'attività
della pubblica accusa, mentre l'abuso del difensore privato è
sanzionabile soltanto sul piano delle responsabilità penali, ma
non sul piano della rilevanza processuale, per la quale eccelle
il principio male captum bene retentum.
Insomma, la qualificazione
dell'attività investigativa privata è ancorata negli Stati
Uniti ad una cultura molto diversa da quella ispirata alla
tradizione europeo-continentale. Come appare evidente se si
osserva quella letteratura popolare nella quale si rispecchia la
percezione più diffusa della giustizia. Gramsci per primo aveva
ragionato acutamente sulla raffigurazione fantastica dei
rappresentanti dell'autorità costituita; Sciascia, nel redigere
una breve storia del romanzo poliziesco (riferendosi in
particolare a Maigret, ma con un ragionamento di carattere
generale), mette in rilievo che la preferenza degli autori
francesi per il poliziotto pubblico invece che per
l'investigatore privato è <<segno di un diverso rapporto
tra cittadino e istituzioni>>[5].
Infatti, Jules
Maigret, ispettore della Police Judiciaire, è un solido
anche se sensibile rappresentante del potere costituito; ben
diverso e quasi all'opposto di Sam Spade, che, nella celebre
opera prima di John Huston, ebbe tre nomine per gli Oscar.
Il classico modello di investigatore all'americana, nei romanzi
di Hammett e Chandler, è un cavaliere puro e duro, votato alla
difesa di innocenti, sbandati, dark ladies.
Linvestigatore privato è una specie di Donchisciotte
rassegnato al fallimento, più romanticamente in Chandler, più
scetticamente in Hammett, ma sempre destinato al fallimento. E'
cruciale la differenza nel rapporto con i poteri costituiti: da Red
Harvest a The Big Sleep, Chandler e Hammett ci hanno
consegnato un ritratto della società americana in cui
campeggiano poliziotti, politici, magistrati variamente dominati
dal denaro, dalla corruzione, dallillegalità. Era un' immagine sicuramente artificiosa, ideologica, pre-rooseveltiana
dellAmerica; eppure coronata da un grande successo
<<di critica e di pubblico>>. Contrapposto è il caso
del successo <<di critica e di pubblico>> toccato a
Maigret - qui infatti è proprio il contrario; le istituzioni
sono rassicuranti e la società è marcia: quel nido di vipere
che poi vedremo ritornare tante volte, da Clouzot a Chabrol.
Autoinganno e lupi normativi
Dal
punto di vista della Philosophie des Lumieres, errore e
inganno sono i due poli estremi della meconnaissance:
rappresentano un difetto o una forzatura della razionalità. Ma
se, con Dilthey, riconosciamo che <<non tutto ciò che è
reale è razionale>>, allora <<tutto ciò che è
reale è irrazionale?>>, o peggio ancora: <<tutto
ciò che è irrazionale è reale?>>.
Anche su questo tema è centrale la traduzione laica del
principio teologico sulla onniscienza e onnipresenza di Dio.
Infatti, la riflessione dei teologi sulla materia è stata
particolarmente accorta, spesso per difendersi dalle velleità
fondamentaliste dei fanatici. Il contrario dellocchio di
Dio è la nera oscurità dei disegni del Maligno; ma oltre gli
intrighi del Maligno, cè una oscurità che ci costruiamo
da soli?
Il tema è evidentemente condizionato dal linguaggio metafisico
ancora nel primo pensiero riconosciuto come laico. Onnipotenza
teologicamente intesa e onnipotenza antropologicamente intesa si
mescolano nella prima Meditazione, che si apre con
lipotesi di un Dio ingannatore: <<come posso sapere
che Dio non ha fatto sì che io mi inganni tutte le volte che
sommo due e tre? >>[6]. Cartesio introduce il
dubbio metafisico e lipotesi di un angelus malus, ma
se ne sbarazza rapidamente. Allontanandosi dalla migliore
tradizione cristiana precedente, quella che va dai tomisti a
Suarez[7], Cartesio non prende
lezioni sui limiti della ragione. Parte dal massimo del dubbio
per arrivare al minimo; una strada che il pensiero teologico
invece percorreva in senso inverso: dalle certezze ai dubbi.
Esemplare Rosmini, che salta ogni Medioevo inquisitorio e si
riallaccia agli autori classici. Egli parte dal retore Vittorino
nell'antica Roma, il quale sosteneva che loscurità può
nascere vel rei magnitudine, vel doctoris imperitia, vel
audientis duritia. Su questa base Rosmini distingue una
oscurità o della materia in sé, o in chi la produce, o in chi
la osserva. Simmetricamente, chi è oscuro può essere tale
<<o per imperizia, o per negligenza, o per malizia, o per
un fine lodevole>> e chi ritiene di essere di fronte a
qualcosa di oscuro, può essere afflitto <<da pochezza di
scienza o da pochezza di intelligenza>> che possono portare
alla <<colpa di vana presunzione e di temerarietà di
giudizio>>[8].
Il
tema generale dellautoinganno è stato trattato infinite
volte, sia sul piano dellindividuo sia sul piano
unanalisi del collettivo. Sul piano individuale Pascal dice
incisivamente che gli esseri umani dovrebbero stare attenti dire
quello che non pensano, perché spesso si finisce per credere a
quello che si dice. Pareto applica ragionamenti di questo tipo
allanalisi della storia e delle grandi masse; per certi
versi il suo Trattato è un monumentale commento al
celebre detto: <<gli esseri umani passano la vita a
costruire trappole per gli altri, ma più frequentemente cadono
in quelle che hanno costruito da se stessi>>.
Il pensiero occidentale sin dalle origini aveva dato largo spazio
allinganno come categoria non soltanto esistente nella
pratica, ma spesso addirittura necessaria per ragioni
squisitamente morali. Platone nella Repubblica raccomanda
spudoratamente l'inganno: <<I capi della Città dovranno
far uso frequente della menzogna e dell'inganno, a vantaggio dei
loro sudditi. Menzogna e inganno dovranno essere considerati
utili alla stessa stregua delle medicine>>. Ma Platone
apparirà di gran lunga semplicistico a confronto con la
capacità successiva di affinare l'argomento.
Dopo Machiavelli, si fa presto a dire inganno, ma quante specie
di inganno sono possibili! Già Grozio, proprio mentre vuole
legittimare luso costante della verità, legittima
linganno (nei confronti dei bambini, degli stolti, dei
terzi non implicati nella comunicazione); e il tema diventa
ricorrente in tutta la riflessione successiva, sino ad arrivare
ai vertici dei moralisti francesi del Seicento, a cominciare
ovviamente da La Rochefoucauld.
Tra tutti, mi pare che in Jaspers la trattazione della materia
sia garantita dalla più solida fondazione logico-epistemologica.
Egli analizza l'ideologia come <<autoinganno a scopo di
giustificazione, occultamento, evasione>>[9], e
inserisce magistralmente il problema della conoscenza umana
dentro il perimetro dellautoinganno, della onnipresenza
dellerrore e dellanalisi descrittiva di una
psicopatologia sconfinata. Sono temi sui quali esistono
biblioteche intere; con trattazioni premiate anche dai Nobel,
come quella di Simon[10]: gli esseri umani
non soltanto vedono una piccola parte della realtà, ma tendono
ad attribuire una straordinaria importanza a quella piccola parte
che vedono.
In
una letteratura sterminata, mi ha colpito una nota a piè di
pagina , in un libro interessante. Coniugando la massima
hobbesiana sullhomo homini lupus con la favola
esopica sul lupo e lagnello (Superior stabat lupus
.),
gli autori asseriscono che noi, sì, siamo lupi, ma lupi
normativi[11]. Il lupo di Esopo
preferisce mentire anche se non ne ha bisogno: cerca una
giustificazione (<<mi intorbidi lacqua>>), pur
potendo tranquillamente fare quel che gli pare e piace.
E una metafora suggestiva e che consente infinite
variazioni. Lerrore e linganno sono due dimensioni
pervasive, come in molti hanno sottolineato da Jaspers a Simon.
Ma sono anche dimensioni disperate: la personale umanità
di ognuno convive con il lupo che è in lui[12] e
che di tanto in tanto resuscita ospite permanente per
quanto indesiderato . Per combattere e vincere la nostra
umanità, spesso non esitiamo ad ingannarla.
Lerrore
e linganno sono due dimensioni pervasive della condizione
umana, ma questa costante antropologica può esprimersi ed
esaltarsi più in determinate situazioni che in altre. Ad
esempio, molte tipologie di errore e di inganno sono scusate in
una letteratura vastissima.
In ogni tipologia di inganno si presuppone che una delle due
parti del rapporto è in malafede. Ma, al di là di questo schema
semplice, cè un territorio pieno di sorprese.
Il malinteso [13], ad esempio, può essere visto sotto una
molteplicità di profili. Nel Malinteso beninteso, uno dei
due fa credere allaltro di essere caduto nellinganno,
anche se sa benissimo come stanno veramente le cose (pare che
accada spesso nei matrimoni); nel Malinteso reciprocamente
beninteso, tutti e due fanno credere allaltro di essere
caduti nellinganno, anche se entrambi sono perfettamente
consapevoli della finzione (è il caso classico delle schermaglie
diplomatiche). Celeberrime nel mondo anglosassone le bugie
pietose, le white lies, che non sono soltanto le bugie
razziste dei bianchi[14], ma le bugie che
servono a salvare la faccia, oppure a salvaguardare una terza
persona o addirittura la stessa vittima o un altro sistema di
regole. O che addirittura servono soltanto per allargare o per
ridurre o per rendere più sapida linterazione.
Nel contesto
investigativo, una importante sottolineatura dellinganno buono,
si ritrova esplicitamente nelle citazioni dei maestri della
cultura giuridica: <<Una certa dose di inganno, che
si potrebbe definire buono (poiché non attenta alla
libertà altrui), costituisce il presupposto e si potrebbe
definire 'il sale' dell'investigazione e della ricerca. Se
un carabiniere dovesse infiltrarsi in divisa in un ambiente dove
sta cercando spacciatori di droga, evidentemente non otterrebbe
alcun risultato (maggiori probabilità avrà, travestendosi come
un possibile cliente). Del pari, quando un investigatore privato
deve ricercare eventuali possibili testimoni di un fatto, ovvero
acquisire da questi le prime informative per sapere se e che cosa
effettivamente potrebbero riferire, avrà poche possibilità di
ottenere risultati, se si qualificherà subito
Non
ammettendo ciò, si finirebbe chiaramente per negare la
possibilità stessa di un'utile investigazione>> [15].
Ciò premesso, occorre aggiungere subito che lerrore e
linganno in una situazione di incertezza diventano un mezzo
di sopravvivenza e una pratica dominante. La situazione italiana
può essere definita sotto molti profili come caratterizzata in
maniera estrema dallincertezza: linstabilità
politica è strettamente connessa allinstabilità
normativa; tutte e due confluiscono nel tracollo della cultura
della legalità. <<Limpredittibilità dellesito
del giudizio nel merito, è, poi, un dato di esperienza ormai
assolutamente pacifico. E certo che, nella prassi, non
esiste più un canone logico-giuridico per stabilire
se e quando le prove raccolte siano sufficienti per
condannare, o, viceversa, debbano ritenersi insufficienti
allo scopo. Neppure è possibile, di fatto, apprezzare in termini
significativi, traducibili in concrete massime di esperienza, il
diverso livello di sufficienza e gravità degli
indizi (o delle prove) necessarie per richiedere il rinvio a
giudizio, o per richiedere un provvedimento cautelare, o, infine,
per affermare la colpevolezza dellimputato
Il
cittadino avverte con sempre maggiore grado di allarme la
incertezza del risultato di qualunque processo:
sempre più consapevole che non basta aver ragione, e
neppure basta saperla far valere, ma, più che mai, è
indispensabile trovar chi lintenda (rectius:
chi sia disposto ad intenderla)>>[16].
E una situazione a tutti nota, e sulla quale voglio
ritornare soltanto per sottolineare un punto: da più parti,
anche alla luce delle più recenti innovazioni legislative, si
sottolinea <<lesigenza di varare la disciplina delle
investigazioni difensive si fa indilazionabile, al fine di
proporre al giudice, sin dalla prima decisione di merito, un
contributo significativo in chiave dialettica>>[17]. Ma, per quanto sacrosanta e indilazionabile,
questa attesa della disciplina delle investigazioni difensive
rischia di essere unattesa destinata ad unaltra
delusione, se non è consapevole sin dallinizio della
speciale pervasività dellerrore e dellinganno in una
situazione di incertezza.
L'investigazione,
metodologicamente fondata sui principi comuni a tutte le scienze,
è la proiezione di una forma ordinatrice su una realtà
intrinsecamente poliedrica, caotica ed enigmatica. Il risultato
dell'attività investigativa non è la riproduzione del mondo
esterno che noi infine rispecchiamo e possediamo, quanto
piuttosto il risultato dell'interazione di questo mondo esterno
con il nostro mondo interno di evidenze originarie, acculturate e
proiettate come forme ordinatrici sulla baraonda della
materialità esistenziale, per scopi pratici.
In una gnoseologia
che vuole differenziarsi da una impostazione pervicacemente
metafisica, il mondo, quando appare logico, è logico perché noi
lo abbiamo ordinato logicamente. Ovviamente, non è definitiva e
assoluta neanche la verità delle proposizioni relative a dati di
fatto documentati: la grande debacle dell'investigazione
scientisticamente intesa negli anni novanta in Italia è la
perizia balistica del caso Marta Russo (con le sue tante verità,
tutte scientificamente motivate, ben più significative delle
discordanze nei ricordi dei testimoni; rinvio alle osservazioni
contenute nella requisitoria del pubblico ministero Lasperanza e
alle dettagliate motivazioni della monumentale sentenza: sono
state per me una lettura affascinante e convincente) e negli
Stati Uniti la perizia ematologica sul caso O. J. Simpson[18]. Nel suo memoriale, lavvocato di Simpson,
che viene ritenuto colpevole dalla stragrande maggioranza degli
americani, inclusi i giudici del tribunale civile, ha scritto che
lunica cosa importante per lui era dimostrare che le prove
raccolte dalla polizia erano manipolate e che sulla base di prove
forzate o manipolate non si poteva condannare
indipendentemente dal fatto che quelluomo fosse colpevole o
innocente. Un ragionamento che ripugna al senso comune.
Linvestigazione alla sbarra
Dopo l'eclissi del mondo classico e la traduzione delle tematiche
classiche nel linguaggio della cristianità, larchetipo
dellinvestigazione viene per molti secoli declinato in un
senso decisamente metafisico, e poi secolarizzato. Nel processo
di secolarizzazione la legge diventa, insieme al legislatore, un
Dio, ma i ministri di questo Dio sono decisamente di carne umana.
Nelle
pagine in cui Voltaire si fa straordinario campione
dellesempio inglese e campione del partito inglese
nellEuropa continentale, diceva ripetutamente che gli
inglesi erano di gran lunga superiori agli europei perché
avevano messo la legge al posto del sovrano. Cito a memoria:
<<Gli inglesi hanno sostituito il sovrano facendo diventare
la legge sovrana>>. Il percorso storico è però
assai accidentato, sin dallinizio, perché ad esempio in
molti vedono il rischio di un nuovo dispotismo in questa nuova
sovranità. In Shakespeare il mondo borghese (che si sostituisce
al mondo cavalleresco, per molti versi visto con la stessa
struggente malinconia di Cervantes) è già pienamente un mondo
di giudici e di avvocati, e non è un bel mondo. Due terzi delle
sue opere hanno scene di tribunale e spesso in un modo o
nell'altro ritorna sulla giustizia e sui giuristi. E' un classico
repertorio di citazioni, spesso interpretabili in molti modi. Ad
esempio, è stato interpretato in un modo, e anche nel suo esatto
contrario, l'ambizioso programma di Dick il macellaio nell'Enrico
VI, parte seconda, 4.2.78: <<The first thing we do,
let's kill all the lawyers>>. Alcuni dicono che voglia
dire una cosa; altri il suo opposto. A partire dal
diciassettesimo secolo, ci si sono esercitati sopra i lawyers
più gloriosi della cultura giuridica anglosassone; innanzitutto,
nel suo libro capitale in questa bibliografia specializzata[19], il chief justice Lord John Campbell nel
1859.
Negli
Stati Uniti culmina il processo di affermazione della sovranità
della legge, che diventa innanzitutto un risultato processuale.
La legge è al di sopra di tutto, ma il risultato processuale è
fine e non mezzo. Dunque linvestigazione diventa
centralissima: serve a garantire il migliore risultato
processuale. Negli Stati Uniti[20], nel processo
penale, le parti sono libere di scambiarsi ogni genere di colpi
bassi, allo scopo di raggiungere la verità. Da questo punto di
vista, linvestigazione pubblica come linvestigazione
privata sono su un piano di perfetta parità. Ma ciò non vuol
dire che tutto sia permesso: la discriminante fondamentale
riguarda lo scopo buono; altrimenti, anche la semplice misleading
conduct viene sanzionata con estrema severità.
Il problema dellaccountability,
negli Stati Uniti, che sono il paradiso dei lawyer
farabutti, si pone in stretta connessione con i principi della partisanship
(per la quale la vittoria del cliente è la stella polare della
professionalità). La non-accountability esclude
responsabilità civili e penali dellavvocato[21], ma non lo mette al di sopra della legge.
Piuttosto mette avvocato e investigatore allinterno dei
rigidi Standards deontologici dellAmerican Bar
Association e di una legge penale che è tra le più
inflessibili del mondo: lavvocato non può <<engage
in conduct involving dishonesty, fraud, deceipt or
misrepresentation>>. Quando questi comportamenti
configurano un unprofessional conduct, scattano le
sanzioni, che in America sono esemplari.
Linvestigazione è
dunque centrale, anzi obbligata, ma allinterno di regole.
Tra i doveri dellavvocato cè appunto la conduzione
di una tempestiva investigation
lordinamento federale prevede che, se
necessari ad unadeguata difesa, gli investigative
services possono essere a spese dello Stato, con una
parificazione tra investigazione pubblica e privata che è
rilevante anche in questo caso, perché corrisponde ad una logica
sistematica.
Può essere interessante
rilevare che la figura dellinvestigatore continua ad essere
apprezzata positivamente nei sondaggi, mentre il suo più stretto
collaboratore, lavvocato, è al fondo del fondo della scala
di fiducia. L'odio, la paura, la disistima che gli americani
ostentano nei confronti degli avvocati, ha assunto dimensioni
leggendarie, ben rappresentate da quella sconfinata collezione di
barzellette che in un certo senso ricorda quella, altrettanto
sconfinata e devastante, creata a suo tempo in Unione Sovietica
contro il comunismo come se il regno della legge si fosse
trasformato nella dittatura della legge, vista come formalismo,
astrazione, mezzo consentito per imbrogliare, sfuggire ad una
pena severa, e così via.
In una società in cui linvestigation è un momento onnipresente (anche perché domina il principio: <<puoi provare la colpevolezza di chiunque>>), le due figure confinanti con linvestigatore in senso stretto sono linvestigative reporter e lavvocato. Il classico prototipo dellinvestigative reporter [22] è una figura estremamente controversa, ma non meno controversa è la descrizione del mondo investigativo che gira intorno allavvocato[23].
Il paradiso degli investigatori
Lo spirito investigativo
ha trovato lAmerica negli Stati Uniti. Anche se questo
successo è diventato in un certo senso un inferno per la
società americana. I problemi sono diventati rilevanti nel corso
del tempo e hanno portato a ripensamenti crescenti sotto vari
profili. Tutta una serie di tensioni sono sempre esistite già
dentro il modello formale della adversariness; ad esempio,
è consentita a volte l'utilizzabilità del materiale probatorio
raccolto nella fase preliminare al processo: oltre che ai fini
dell'impeachment una parte di quel materiale probatorio
può essere utilizzata come substantive evidence. Inoltre,
molte delle acquisizioni difensive conquistate durante la Warren
era degli anni sessanta, sono sottoposte a intensa
discussione. Ma le tensioni dentro la procedura sono poca cosa a
confronto con le tensioni esistenti dentro la pratica quotidiana
delle controversie. Dalla fine degli anni sessanta si parla di litigation
explosion, con riferimento ai problemi del settore civile, ma
alla fine degli anni novanta si parla di collapse[24], in riferimento alla giustizia penale. Nel
percorso che va dalla fine degli anni sessanta alla fine degli
anni novanta, la figura dell'investigatore acquista un peso
sempre più rilevante, accanto alla figura dell'avvocato. Ma è
un peso che cresce in maniera proporzionata alla parallela
crescita delle incertezze sulla razionalità e affidabilità del
sistema.
In questo senso gli Stati
Uniti costituiscono unesperienza enormemente significativa.
E' il paese in cui si è maggiormente sviluppata quella acuta
consapevolezza dei diritti che prima è penetrata
nellambito dei rapporti sociali, fino ai rapporti di
intimità, anzi <<fin dentro il midollo delle ossa della
gente>>[25], poi è esplosa
nelle aule di tribunale. Il sistema della giustizia negli Stati
Uniti è sottoposto a tensioni formalmente e soggettivamente
assai diverse da quelle italiane (lì sono preminenti le corti
civili; qui sono preminenti le corti penali), ma che alla radice
sono simili, almeno per quanto riguarda aspetti quali il ricorso
collettivo al legalismo come autorità suprema, le continue
controversie sulla sensatezza di questo frenetico ricorso al
legalismo, i timori relativi alla parziale trasformazione del
sistema della giustizia in una lotteria, in uno spettacolo e in
unarena.
Dopo
lesplosione dello scandalo Watergate, gli Stati Uniti sono
caratterizzati da una culture of mistrust, che ha fatto
nascere the great American scandal machine[26]
Gli scandali dominano il discorso politico,
ma rendono sempre più difficile il lavoro del governo. Il
caso O. J. Simpson è ovviamente il momento capitale in cui
l'opinione pubblica americana si interroga nella maniera più
travagliata, ma tutto intero il secondo mandato della presidenza
Clinton si svolge sotto la cappa di investigations che
martellano quasi giorno per giorno la comune sensibilità
politica. Il caso Monica Lewinsi ha attirato particolarmente
lattenzione morbosa dellopinione pubblica, ma ben
prima la presidenza Clinton aveva attraversato acque assai più
tempestose, sollevate da investigations su temi
incandescenti. Già nel marzo del 1994 la grande stampa americana
rilevava che in un sondaggio condotto per Newsweek, il 47
per cento degli intervistati riteneva che il suicidio di Vince
Forster era dovuto a ragioni non pienamente spiegate, e il 15 per
cento riteneva che proprio non fosse stato un suicidio.
Ovviamente sono esempi che da un italiano possono essere
ricordati con molta cautela, visto che in Italia è stato
sostenuto pubblicamente che Luigi Sturzo era stato <<legato
sin da quando era giovane alla mafia siciliana>>.
Da questo punto di vista problematico, in riferimento ad una
comparazione astratta tra modelli, è interessante
losservazione contenuta in uno splendido volume. Per quanto
benemerito, <<il sistema istituzionale americano non
ha il valore di un modello da imitare, ma è come un giacimento
di teorie, di esperienze e di possibili soluzioni>>, e, al
limite, di contro-esempi e di scogli da evitare[27].
Osservazioni di questo tipo non sono rare nella cultura liberale
francese, che eppure, seguendo una tradizione blasonata (da
Montesquieu a Tocqueville), ha avuto qualche complesso di
inferiorità nei confronti del mondo anglosassone. Uno degli
autori più rappresentativi della cultura liberale francese
(fra laltro, spesso accusato di essere troppo
filoamericano) ha descritto [28] la preminenza
delle professioni giuridiche come massima espressione dei malanni
americani.
Ma
molti americani sono autocritici e inflessibili più degli
osservatori esterni. E stato scritto di recente che Dio
disse, sì, <<Sia fatta la luce, eccetera,
eccetera>>. Ma non ha detto pure <<Let there be
justice>>. Perché in tal caso tutto lordine
creaturale avrebbe risposto: <<We do not know how
to do it>>[29]. La ricerca di una
giustizia cosmica, estesa a tutte le forme viventi (incluse le
pulci, le cimici e le zanzare) è diventato un obiettivo di
questi anni, ma è ben lungi dallessere realizzato.
Una lezione è fondamentale dellesperienza americana: la
difesa viene programmaticamente considerata come svantaggiata
rispetto allaccusa, quindi la promozione dei diritti
dellaccusato è un compito essenziale della struttura
processuale. Soprattutto per questo, ma anche per altri validi
motivi, il sistema americano sembra un paradiso al confronto con
lItalia, dove non soltanto la parte investigativa privata,
ma anche la parte investigativa pubblica subisce tutte le
tensioni di una straziante incapacità decisionale. Le cronache
del 2 febbraio 2000 riferiscono che il procuratore di Palermo
Pietro Grasso ha confermato le gravi denunce
sullinsufficienze della polizia giudiziaria, che corre
ragionevolmente il pericolo di sentirsi <<mal utilizzata e
quindi demotivata nelle indagini>>. Secondo il comandante
dei ROS esiste di fatto una <<compressione della polizia
giudiziaria come organo esecutivo del pm e uneccessiva
propensione di questultimo a svolgere indagini. Il pm si
limita a trasmettere una serie di domande, ma la polizia
giudiziaria non conosce il contesto investigativo >>. In
questa situazione il riferimento allesperienza degli altri
paesi diventa obbligato; osservava infatti il procuratore capo di
Palermo: <<si potrebbe prendere ad esempio quello che
accade in altri paesi, dove il pm valuta soltanto la validità
delle prove raccolte dalla polizia giudiziaria>>.
Italia:
una <<sfiducia profonda>>
Molti hanno espresso giudizi assai severi nei confronti della culla del diritto. In particolare sono memorabili alcuni giudizi espressi nel lontano 1980 dal Ministro della funzione pubblica Massimo Severo Giannini in un Rapporto che fu approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri: << sulla pelle del cittadino, si consentono alle amministrazioni pubbliche comportamenti che le leggi vietano ad ogni privato. Talché il potere pubblico viene sovente a presentarsi come un singolare malfattore legale, che permette a sé ciò che invece reprime nel privato >>. Il Rapporto così si conclude: <<L'odierna figura dello Stato è per i cittadini una creatura ambigua, irragionevole, lontana, ogni contatto con la quale fa solo ripetere: je ne sais de tout temps quelle injuste puissance, laisse le crime in paix et pursuit l'innocence>>[30].
Il pessimismo di Giannini, allora solitario, oggi è molto più
diffuso; il responsabile del settore giustizia del maggiore
partito di governo ha parlato di <<Medioevo
giudiziario>>; la presidente dellAssociazione
nazionale magistrati ha parlato di <<una giustizia alla
bancarotta>>; un Procuratore generale dello Stato, nella
solenne cerimonia di inaugurazione dellanno giudiziario, ha
usato parole sbalorditive, sostenendo che la maggioranza dei
cittadini non può non nutrire una sfiducia profonda:
<<Invece che dare speranza e conforto, troppo spesso la
giustizia italiana genera sofferenza. La sua funzione di forza
stabilizzatrice e riparatrice, garante ed equilibratrice, troppo
spesso è smarrita nellinefficienza. Il cittadino che
attende invano la riparazione del torto subito non soffre
soltanto la lesione del suo interesse: è in definitiva offeso
nella sua stessa persona. Le vittime degli illeciti penali e
civili
tutti costoro non possono non concepire una sfiducia
profonda verso la giustizia e lo Stato>>.
La riconsiderazione delle tematiche dellinvestigazione avviene in un momento particolare. Dopo il varo del nuovo codice, Mani Pulite cambia in profondità lasse del dibattito su un tema che timidamente cominciava ad affacciarsi in una cultura che già di suo non era assai sensibile. Dal 1992 i temi dell'investigazione e della figura professionale dell'investigatore privato diventano controversi. Il nuovo codice penale poneva sullo stesso piano accusa e difesa, riconoscendo agli avvocati nuovi diritti e doveri. In particolare, l'articolo 38 consentiva agli investigatori di svolgere investigazioni, ma in maniera indeterminata, e sollevava varie perplessità sia tra gli operatori sia tra i magistrati, che sottolineavano l'improponibilità in Italia del processo all'americana. Piercamillo Davigo dichiarava nel giugno 1993: <<Perry Mason è popolare non perché fa l'avvocato, ma perché fa il pubblico ministero: non solo assolve il suo assistito, ma anche condanna il vero colpevole...>>. Ancora più caustico nello stesso periodo Marcello Maddalena: <<Nessuno può pensare che i detective possano controllare i telefoni o indagare conti bancari senza passare attraverso il magistrato. Se c'è una disparità tra accusa e difesa è perché risponde alla differenza dei fini e dei ruoli: il Pm ha il dovere di accertare anche la verità dell'imputato mentre la difesa ha il dovere di fare solo gli interessi dell'imputato>>.
Recentemente le decisioni legislative in merito al giusto processo hanno consentito la piena introduzione nel nostro sistema penale di nuove figure professionali: consulenti, investigatori, operatori tecnici, specialisti di criminalistica, eccetera.
I
grandi processi di emancipazione che per ondate successive
coinvolgono sia le società economicamente più sviluppate sia le
società economicamente meno sviluppate, hanno determinato la
nascita di problemi nuovi e straordinari sia in quantità sia in
qualità. Dai problemi dell'immigrazione alla criminalità
informatica, dal riciclaggio dei capitali ai serial killer, dal
tampering al mobbing, c'è una fenomenologia in allarmante
crescita di nuove trasgressioni.
La metodologia delle
investigazioni è un tema decisivo in una società caratterizzata
dall'asfissiante abbondanza delle notizie. La grande
trasformazione dellinformazione ha tra le varie conseguenze
una alluvione di disinformazioni, dicerie, calunnie, sussurri,
indiscrezioni, indizi, sospetti, verità, mezze verità, false
verità. La rivoluzione telematica ha alterato profondamente
molti aspetti del lavoro delle forze di polizia, della
magistratura, dell'avvocatura, che arrancano faticosamente lungo
un percorso storico che porterà ad un forte rinnovamento della
conoscenza e della metodologia. I problemi delle indagini nel
campo economico e finanziario, come quelli nel campo telematico,
rivelano che quel rinnovamento è iniziato, ma è appunto appena
allinizio: cè ancora molto da fare. La
qualificazione tecnica, professionale, specialistica diventerà
sempre più rilevante. Come diventerà sempre più intricata la
valutazione politica dei risultati dell'investigazione, che trova
opportunità in settori sempre nuovi, dallinsider trading
allo spionaggio industriale, dalla pirateria informatica alla
contraffazione dei marchi, dalle estorsioni alla localizzazione
satellitare, dal vandalismo aziendale alle truffe assicurative,
dal ritrovamento di persone scomparse alle indagini patrimoniali,
dalla bonifica ambientale alla consulenza sulla sicurezza.
Aumentano sempre più dunque lo spazio e le occasioni
dell'investigazione[31], ma in un quadro di
incertezza legislativa e politica, aggravato dal fallimento di
quel codice di procedura penale che nell89 sembrava dovesse
essere chissà quale pietra miliare.
Da sinistra, ad
esempio, si sottolinea che non soltanto le politiche governative
sono troppo timide, per così dire, ma proprio il nuovo codice
penale, e più in generale <<il modello
anglosassone>>, non sarebbero idonei ad una lotta
risolutiva contro la mafia e le sue complicità[32]. Da
destra si sottolinea invece che il modello anglosassone non è
mai stato sperimentato, tanto è vero che, ad esempio <<in
Italia nel 1995 sono state effettuate 44.000 intercettazioni
telefoniche, contro le sole 1500 di tutti gli Stati Uniti>>[33].
Di tutte le spiegazioni
della situazione italiana, la più sbrigativa, la più ripetuta e
la più sbagliata è quella che mette tutte le responsabilità
sulle spalle della storia. E' più frequentemente inganno che
errore: mescola qualche verità intuitiva e qualche azzardato
parere erudito, per spiegare le cose senza chiamare nessuno a
rispondere per nome e cognome.
Cosa c'è di più facile che chiamare in campo le origini ancestrali della mafia, la napoletanità, le invasioni, il sole e il mare, il cattolicesimo e così via? Esistono ragionevoli perplessità in merito al concetto stesso di continuità storica, perché si corre il rischio, limitandosi a mettere in evidenza questo postulato, pur fondamentale, di <<dire cosa tanto innocua quanto banale>>[34].
Ad esempio, sul
tema dell'eredità storica è stato sostenuto che la storia del
Meridione è caratterizzata da una tradizione di senso civico
molto diversa da quella esistente nel Settentrione. Il
funzionamento odierno delle istituzioni in Italia meridionale e
in Italia settentrionale sarebbe profondamente influenzato dalle
rispettive e remote tradizioni di senso civico. A due tradizioni
storiche molto diverse corrispondono due rendimenti istituzionali
molto diversi. La storia (e in particolare la storia del senso
civico) condiziona il funzionamento delle istituzioni. Ma la
storia, come lantropologia, sono variabili dipendenti dei
contesti istituzionali: <<Il Sud è in ritardo non perché
i suoi cittadini siano malvagi, ma perché sono intrappolati in
una struttura sociale e in una cultura politica che rende
difficile e addirittura irrazionale la cooperazione e la
solidarietà. Anche un individuo che sia dotato di molto senso
civico (higly civic), se viene posto in una società priva
di senso civico (uncivic), è destinato a comportarsi in
modo non cooperativo..., ad agire con egoismo e
indifferenza>>[35].
Insomma,
lerrore e linganno possono essere strategie di
sopravvivenza in contesti politici e sociali fortemente arretrati
e deteriorati: le stesse persone possono comportarsi in maniera
diversa, in contesti diversi. Un paese può riuscire a liberarsi
della sua eredità storica in un breve periodo di tempo. Il caso
della Spagna è esemplare: un paese umiliato da tre secoli di
decadenza, invaso, spogliato di un impero, travagliato da colpi
di stato e guerre civili, ridotto a folklore e turismo, nel breve
giro di pochi anni ha riacquistato centralità e rilevanza.
Per qualche decennio abbiamo
teorizzato sull'improduttività e sull'inattualità
dellanima spagnola, anche autorizzati dai grandi autori che
come Miguel De Unamuno avevano indicato nella follia di
Donchisciotte <<la Bibbia della Spagna>>. Ma ci siamo
accorti che invece in pochi anni le cose possono cambiare molto.
Sul tema in argomento, moltissimo. Il ritardo italiano
sullinvestigazione appare particolarmente rilevante
soprattutto attraverso il confronto con la Spagna, prima ancora
che con gli Stati Uniti. E che ritardo!
La legge spagnola sulla sicurezza privata è entrata in vigore nell'agosto 1992; regolamentava in maniera articolata l'intero settore della sicurezza privata, dai detective alle guardie campestri, dalla vigilanza alla installazione e manutenzione dei servizi installati dalle aziende, intervenendo significativamente anche sugli obblighi di adozione delle misure di sicurezza a seconda delle diverse fasce di utenza. Inoltre, giova sottolineare che la legge spagnola interveniva modificando un precedente legge del 1975: gli spagnoli erano già intervenuti allora e sono ritornati incisivamente sul problema, mentre gli operatori italiani hanno come riferimento il Testo Unico del 1931! Una vergogna?
Gli spagnoli non si sono limitati a legiferare. E stata approvata in Spagna una legge che istituisce lAlbo degli investigatori. Anche luniversità è presente in questo lavoro concertato delle istituzioni pubbliche: mentre in Italia dobbiamo lottare a denti stretti per una legittimazione dellinvestigazione nelle università (ed è ovvio, poiché tale attività non è legittimata nella società), in Spagna linvestigazione è stata riconosciuta come professione prevista nellordinamento universitario: è necessario un corso di tre anni per acquisire il titolo di investigatore.
Questi risultati positivi sono parte di successi ampi su un fronte molto vasto. Nel campo dellordine pubblico, basti pensare alla territorializzazione delle forze di controllo e di prevenzione, o alla approvazione delluso della televigilanza attraverso uso delle telecamere. Casi che sono indicati in Italia come esempi di quel che si dovrebbe fare. Anche dal punto di vista del dibattito teorico sul sistema della giustizia, la situazione spagnola è per molti versi più matura di quella italiana, come dimostrato ad esempio dalle riflessioni sul tema della responsabilità patrimoniale[36], strettamente connesso con il tema di una maggiore efficacia.
Ovviamente qui non si tratta di contrapporre un modello ad un altro; quello spagnolo va bene per la Spagna; per lItalia cè necessità di qualcosa di altro che tarda a venire.
Francesco Sidoti
[1] Cfr. L. Tennehouse, A Resistência do Cativo, in <<Revista Critica de Ciencias Sociais>>, 1997, pp. 189-223.
[2] Cfr. E. Amodio M. Cherif Bassiouni, Il processo penale negli Stati Uniti dAmerica, Giuffré, Milano 1988.
[3] Citati in G. Fredas, Il difensore e gli eventuali testimoni nelle indagini penali, in <<Cassazione penale>>, 1989, p. 1871.
[4] Cfr. G. Willis, A
Necessary Evil. A History of American Distrust of Government,
Simon & Schuster, New York 1999.
[5] L. Sciascia, Cruciverba, Einaudi, Torino 1983, p. 229.
[6] E. Scribano, L'inganno divino nelle 'Meditazioni' di Descartes, in <<Rivista di filosofia>>, 2, 1999, pp. 219-252.
[7] N. J. Wells, Material
Falsity in Descartes, Arnauld, and Suarez, in <<Journal
of the History of Philosophy>>, XXII, 1984.
[8] A. Rosmini, Opere teologiche, Città Nuova Editore, Roma 1975, pp. 23-33.
[9] K. Jaspers, Psicologia delle visioni del mondo, Astrolabio, Roma 1950.
[10] H. Simon, La ragione nelle vicende umane, Il Mulino, Bologna 1989.
[11] C. Castelfranchi I. Poggi, Bugie finzioni sotterfugi. Per una scienza dellinganno, Carocci, Roma 1999, p. 262.
[13] F. La Cecla, Il Malinteso, Laterza, Bari 1997.
[14] M. Berger, White
Lies. Race and the Mith of Whiteness, Farrar, New York 1999.
[15] G. Frigo, Indagine difensiva per il processo penale e deontologia, in <<Cassazione penale - massimario annotato>>, 1992, p.2234.
[16] G. Contento, Linsostenibile incertezza delle decisioni giudiziarie, in <<Lindice penale>>, I, 3, settembre-dicembre 1998, pp. 962-963.
[17] G. Spangher, in AA. VV., Il nuovo processo penale davanti al giudice unico. Legge 16 dicembre 1999, n. 479, IPSOA, Milano 2000, p. 184.
[18] A. M. Dershowitz,
Reasonable Doubts. The Criminal Justice System and the O. J.
Simpson Case, Touchestone Books, Simon and Schuster, New York
1997.
[19] Cfr. Nonmiricordo, Kill
all the lawyers?, New York 1996.
[20] V. Fanchiotti, Lindagine della difesa negli Stati Uniti dAmerica, in <<Cassazione penale>>, n.2, 1995, pp. 430-444.
[21] M. Schwartz, The
Professionalism and Accountability of Lawyers, in
<<California Law Review>>, 1978, 669 ssg.
[22] J. Anderson - D.
Gibson, Peace, War, and Politics. An Eyewitness Account,
Forge, New York 1999.
[23] D. J. Langum, William
M. Kunstler. The Most Hated Lawyer in America, New York
University Press, New York 1999.
[24] H. J. Rothwax, Guilty.
The Collapse of Criminal Justice, Warner Books 1997.
[25] L. Friedman, Total
Justice, Russell Sage Foundation, New York 1985, p. 152.
[26] S. Garnment, Scandal.
The Culture of Mistrust in American Politics, Times Books,
New York 1991.
[27]L.Cohen-Tanugi,La
métamorphose de la démocratie francaise. Ll'Etat de droit,
Folio, Paris 1993, p. 71.
[28] M. Crozier, Le
mal americain, Fayard, Paris 1980, pp. 227 ss.
[29] Th. Sowell, The
Quest for Cosmic Justice, Fre Press, New York 1999.
[30] La gravità della situazione secondo il Giannini era tale che <<per uscire da questa situazione, che abbiamo con le nostre stesse mani creato, il tempo tecnico minimo necessario, se avessimo un Parlamento funzionante e un governo preoccupato della cosa pubblica, non potrebbe essere che di molti e molti anni>>; cfr. M. S. Giannini, L'ordinamento dei pubblici uffici e la Costituzione, in AA. VV., Attualità e attuazione della Costituzione, Laterza, Bari 1980, p. 105.
[31] S. Field - C. Pelser
(ed.), Invading the Private. State Accountability and New
Investigativ Methods in Europe, Asldershot, Dartmouth 1998.
[32] Cfr. E. Macaluso, Mafia senza identità. Cosa nostra negli anni di Caselli, Marsilio, Padova 1999, p, 109.
[33] G. Gargani, In nome dei pubblici ministeri, Mondadori, Milano 1999, p. 150.
[34] A. Gerschenkron, La continuità storica, Einaudi, Torino 1976, p. 42
[35] R. D. Putnam, La tradizione civica nelle regioni italiane, Mondadori, Milano 1993, p. X.
[36] J. M. Castells Arteche, La Polìcia Judicial como Objectivo, in <<Eguzkilore>>, 11, 1997.
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