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Riletture
Intervista a Tommaso Buscetta, a cura di Saverio Lodato, La mafia ha vinto, Mondadori, Milano 1999.
Da rileggere dopo che Pino Arlacchi, nel convegno ONU di Palermo, dicembre 2000, ha strabiliato mezzo mondo con le sue dichiarazioni sulla imminente fine della mafia. Il presidente dell'antimafia ha commentato: <<quella di Arlacchi, diciamolo, è una sciocchezza>>. E' soltanto una delle tante polemiche nate in quell'occasione, dall'esclusione di Carla Del Ponte e di Ilde Boccassini alle spese del summit, eccetera. Il problema è la cultura dell'antimafia.
Quando uscì, questo libro suscitò scalpore, perché ipotizzò una sorta di pax mafiosa tra Stato e Cosa Nostra, radicata nella cattura per certi versi misteriosa di Totò Riina, nelle bombe di Milano e Firenze, nelle uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Molti lessero il libro insieme con le tantissime dichiarazioni di giudici in merito alle inadempienze dei governi di sinistra, che non avrebbero condotto la lotta alla mafia con la necessaria determinazione. Queste critiche non sono state rivolte soltanto dall'estrema sinistra, ma anche da una parte della destra.
Insomma, la mafia è vicina alla vittoria come dice Buscetta o la mafia è vicina alla sconfitta, come dice Arlacchi? Bisogna vedere cosa si intende per mafia. Se la mafia è Cosa Nostra, allora certo Arlacchi non è il primo a dire che come minimo è una struttura molto ridimensionata. Ma se per mafia si intende molto di più di Cosa Nostra; se Cosa Nostra è stata soltanto il braccio militare della Grande Ragnatela del Male, come è stata dipinta da una grande parte della sinistra, cupamente e dettagliatamente per tanti anni, allora non c'è dubbio che la mafia ha vinto, e che tra poco stravincerà. In questo senso con le sue dichiarazioni sulle prossime consultazioni elettorali Bobbio non ha fatto altro che interpretare uno stato d'animo ampiamente diffuso.
Che Andreotti sia stato benedetto dal Papa, che Corrado Carnevale sia ritornato a fare il giudice, che Antonio Gava sia stato dichiarato innocente, eccetera, tutto questo è molto, ma è ancora poco a fronte di quel che accadrà dopo le elezioni. Se (e sottolineo se) sono vere le analisi che tanta parte della sinistra ha difeso per anni, sui giornali, nei libri, nelle aule giudiziarie, in parlamento, allora la mafia vince e stravince.
Ma Arlacchi non era proprio uno dei maggiori rappresentanti mondiali di quella maniera di vedere la mafia? E non era stato nominato nientemeno che vicesegretario ONU proprio per questo? E come è possibile che due giorni dopo, davanti all'ondata di critiche, abbia invertito completamente il suo giudizio? La confusione terminologica rinvia ad una confusione concettuale, e una confusione concettuale è la premessa per errori interpretativi ed operativi. I molti estremismi verbali intorno alla mafia che ha vinto o che ha perso, sono esattamente paralleli a quell'altra nota interpretazione che diceva che la mafia non esiste. Per molti, troppo anni la cultura dell'investigazione e dell'intelligence sono state straordinariamente carenti, com'è ampiamente dimostrato da oscillazioni di giudizio che hanno in comune tuttavia sempre il segno dell'arretratezza culturale (e, a volte, della poca onestà intellettuale).
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