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Che hanno combinato i servizi segreti italiani in Tunisia?
I servizi segreti italiani sono stati spesso citati in occasione di episodi non particolarmente edificanti. A parte le attività <<sporche>>, sulle quali esistono anche sentenze definitive della magistratura, i servizi italiani sono stati anche impegnati spesso in maniera discreta e decisiva in episodi che vengono alla luce soltanto eccezionalmente, e che hanno un posto importante nella loro attività istituzionale.
Nellottobre 1999 hanno avuto grande
rilievo alcune dichiarazione dellammiraglio Fulvio Martini,
che ha diretto con grande autorevolezza il SISMI per molti anni.
Lammiraglio è intervenuto senza peli sulla lingua nelle
polemiche seguite alle rivelazioni sullaffare Mitrokhin. In
particolare ha confermato lesistenza di indagini sul
ministro Maccanico e ha precisato scottanti particolari sulle
modalità di consegne del dossier Mitrokhin. Soprattutto,
lammiraglio ha suscitato un vespaio di polemiche quando, in
una audizione segreta della commissione stragi, ha rivelato
particolari inquietanti sulla partecipazione dei servizi italiani
allavvicendamento avvenuto in Tunisia nel novembre 1987.
Secondo questa ricostruzione, in Tunisia nel novembre del 1987 la
sostituzione dell'ultraottuagenario presidente fu provvidenziale,
in quanto Burghiba mostrava un'assenza pericolosa di lucidità e
per varie ragioni c'era un'altissima probabilità che la
Tunisia precipitasse nel caos. Ogni rischio fu evitato grazie
allintervento dell'intelligence italiana, che riuscì a
intervenire brillantemente nella competizione per la successione.
Questa ricostruzione è stata smentita innanzitutto da Craxi e
Andreotti, che allepoca erano rispettivamente Capo del
governo e Ministro degli esteri, ma era stata già in qualche
misura rilevata dai giornalisti che allepoca parlarono di
un <<golpe istituzionale>>.
In toni più
circospetti la vicenda era già stata raccontata
dallammiraglio Martini nel suo volume Nome in codice:
Ulisse, pubblicato da Rizzoli nel 1999. In unintervista
rilasciata lundici ottobre 1999, a Vincenzo Nigro, del
quotidiano <<La Repubblica>>, lammiraglio
Martini racconta altri particolari e precisamente quelli relativi
alle conseguenze diplomatiche. Infatti, lintervento
italiano fu accolto in maniera del tutto inaspettata e
indesiderata dai servizi segreti francesi. Favorendo quella
soluzione invece di un'altra, i servizi italiani riuscirono ad
allargare l'ascendente
della diplomazia italiana su un paese che invece fino a quel
momento era saldamente inserito nell'area di influenza francese.
Alla domanda: <<Ebbe qualche problema col suo collega
francese, il capo della DGSE?>>, risponde lammiraglio
Martini: <<Era il generale Renèe Imbot, ex capo di
stato maggiore dellArmée. Andai da lui, gli spiegai la
situazione, gli spiegai che lItalia voleva risolvere le
cose nella maniera più cauta possibile, ma che omunque non
voleva aspettare che la Tunisia saltasse per aria. Lui fece un
errore imperdonabile: mi trattò con arroganza, mi disse che noi
italiani non dovevamo neppure avvicinarci alla Tunisia, che
quello era impero francese
.>>. Ci sembra che
nessuno abbia ricordato che la stessa vicenda era precedentemente
stata raccontata da Andrea Purgatori, sul <<Corriere della
sera>>, del 4 Ottobre 1996. Il titolo è tutto un
programma: <<Roma intervenne e in una notte Parigi perse
la Tunisia. Storia di un affronto ai cugini
d'oltralpe e del quasi contemporaneo attentato alle Tremiti>>.
Larticolo sostiene che lintervento italiano in
Tunisia avrebbe innescato rappresaglie e attentati, di
particolare gravità e secondo modalità che nel passato sono
state ricorrenti, ispirate dalla tendenza di alcuni servizi
segreti stranieri a ritenere l'Italia un paese in cui si può
fare impunemente di tutto.
La ricostruzione dellammiraglio Martini hanno suscitato molte polemiche, anche di natura diplomatica, visto che erano imminenti le elezioni politiche generali in Tunisia, previste per il 24 ottobre. Nei due precedenti scrutini del 1989 e del 1994 il Presidente tunisino aveva raccolto una maggioranza plebiscitaria, ma nel 1999 ha cercato di indirizzare il proprio paese verso un assetto pluralistico, evitando al tempo stesso di rimanere in qualche modo vittima di quel fondamentalismo islamico che fino a quel momento era stato evitato. Il bilancio degli anni successivi alla presidenza Burghiba è un successo straordinario in unarea geopolitica particolarmente travagliata: non solo il fondamentalismo islamico non costituisce un grave dilemma, ma il paese può vantare successi luminosi: in dodici anni il prodotto nazionale lordo è quasi raddoppiato ed è assai significativa anche la riduzione del tasso di povertà.
Situazioni complicate, pericolose, di gran peso, come quella relativa al caso tunisino, spesso non vengono alla luce, ma costituiscono pane quotidiano per gli addetti ai lavori. In genere, un aspetto del fallimento è proprio che le operazioni vengono alla luce, mentre le operazioni riuscite necessariamente debbono rimanere nascoste.
Di fatto, le strutture di intelligence anche in Italia sono frequentemente impegnate in attività delicate; come è stato sottolineato dal generale Sergio Siracusa nel periodo in cui dirigeva il SISMI: <<l'Italia, dopo che è 'scoppiata la pace', è intervenuta con le proprie Forze Armate in 10 aree di crisi (Balcani, Albania, Kurdistan, Libano, Hebron, Cambogia, Kuwait, Somalia, Ruanda, Mozambico). Naturalmente, l'impegno delle forze armate è stato sussidiato da un impegno meno appariscente, ma non meno significativo, delle strutture informative del SISMI>>.
In conclusione, il caso tunisino mette in luce diversi problemi di grandissimo rilievo, che dovrebbero essere discussi sistematicamente e non sullonda di sollecitazioni momentanee. In particolare:
1) Anche per quanto riguarda lItalia, i servizi di sicurezza possono svolgere un ruolo rilevante nella politica internazionale;
2) i nostri servizi di sicurezza possono entrare in conflitto con i differenti obiettivi di paesi amici;
3) sappiamo pochissimo di quel che fanno in realtà i nostri servizi di sicurezza, che, a sentire gli addetti ai lavori, sono oggi utilizzati poco e male;
4) è grave che non si sia ancora proceduto a quella ristrutturazione dei servizi di sicurezza che viene spesso ventilata e poi rinviata, mentre per i motivi suddetti un quadro di stabilità e di certezze assume particolare rilevanza.
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